Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

martedì 3 maggio 2016

Grazie alla vita


Non è un caso, semmai una consapevolezza acquisita nel tempo vissuto, la convinzione che le persone non possano cambiare.
Puoi arrivare a plasmare i tuoi spigoli, trovare una dimensione di pace, ma quello che sei, resti nel tempo e nello spazio.
Se riguardo indietro mi rendo conto che l'età e la saggezza, aiutano ad evitare di farsi del male inutile e dannoso, ma quella che sono resta come una seconda pelle.
Puoi raschiare via il peggio, come epidermide morta o abbronzatura che ti abbandona ma dentro e tutt'intorno resti il punto fermo di te.
Nel bene e nel male.

16 commenti:

  1. L'atavica storia del "chi nasce tondo non può morire quadro".

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    1. eppure qualcuno si ostina a cambiare le geometrie!

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  2. Magari in quello che non arriva mai a cambiare è racchiusa l'identità profonda...e quella è meglio tenersela, o no?
    :-)

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    1. Ciao Sabina della città di K (grande libro peraltro), l'identità è quella che si forma durante l'esistenza è personale e non cedibile.
      Decidere di rimanere immutato nel tempo è un privilegio che puoi permetterti solo fregandotene degli altri.
      A meno di non rasentare la perfezione.

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    2. L'identità profonda ch'io intendo è quella interiore e fa di nome autenticità.
      L'autenticità non ha bisogno d'essere menefreghista per manifestarsi,perché sta esattamente all'opposto della presunzione e della solitudine data dall'arroccamento sulle proprie convinzioni.
      L'autenticità è confronto, lealtà verso gli altri.
      Un menefreghista non si porrebbe mai questi problemi, figurati uno che tende o crede di poter tendere alla perfezione, minimo finirebbe per spiaccicarsi contro sé stesso o per diventare un asceta fine a sé stesso.
      :-)

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    3. Concordo, ma l'autenticità e il vero valore del sè, non li puoi acquisire o decidere di fare tuoi col cambiamento.
      E' qualcosa che hai o non hai.

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  3. d'accordissimo, si può lavorare di lima a smussare gli spigoli, ma non di piccone a cambiare la sostanza.
    massimolegnani

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    1. Infatti.
      E' decisamente opportuno limare le sfumature, raggiungere compromessi congrui col proprio modo d'essere.
      Ma la sostanza è quella, poco da fare.

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  4. Eh sì..cambiare è difficile però in effetti smussare gli angoli si può fare e si dovrebbe fare per vivere meglio con se stessi e gli altri ;)

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    1. concordo, altrimenti fai l'eremita e resti come sei.
      Il vivere sociale impone strategie che ci permettano una serena convivenza.
      Altrimenti sarebbe come vivere costantemente in guerra col resto dell'umanità

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  5. mi piace molto la canzone...l' interpetrazione di Gabriella Ferri è struggente (almeno per me)
    non esiste un centro di gravità permanere, ci trasformiamo...

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    1. ci trasformiamo attraverso le esperienze.
      E non è detto che la trasformazione sia sempre proiettata verso il meglio!

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    2. ovvio...anzi alcune volte prendono il sopravvento proprio i lati peggiori.

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  6. ...e sottoscrivo "grande libro" per la "trilogia della città di K." e grande in generale aggiungo per la Kristof.
    Ciao,
    S.

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  7. Plasmare gli spigoli sì, adattare (entro certi limiti) la forma anche, cambiare la sostanza NO. Perché se mi/ci ha aiutato ad arrivare fino ad oggi, qualcosa di buono deve pur avercelo, no? ;-)

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