Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

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domenica 12 novembre 2017

Non è nel cuore

Risultati immagini per orgasmo



La prima volta che ho scoperto il potere di un orgasmo, non sapevo neppure cosa fosse.
Successe per caso quando, appena adolescente, durante una doccia avvicinai il soffione alle pudenda.
Ricordo che mi spaventai, corsi da mia madre che leggeva una rivista e le dissi:
"tu stai qui a leggere tranquillamente e io per poco non svenivo mentre facevo la doccia. Due volte!"
Ora, non mi è dato di sapere se mia mamma avesse capito e avesse scelto di glissare, come suo solito su certi argomenti o se la sua indifferenza fosse genuina, fatto sta che a distanza di millemila anni questo fu quello che pensai.
Che stessi svenendo.
Due volte.
Che non è neppure tanto sbagliato se lo paragoni ad una perdita di controllo e di te.
Quando prendi coscienza le aspettative spesso disattese, diventano altissime e capisci che la meraviglia di allora resta un ricordo che col senno di poi ti riempie ancora di tenerezza.

(non è nel cuore - eugenio finardi)


giovedì 21 aprile 2016

Running up that hill


Esistono tanti tipi di ansia, quella da prestazione, quella dovuta all'emozione, quella per un evento o un incontro.
L'ansia, di per sé non è un male, se sta entro limiti accettabili e non insiste a starci addosso come una cozza facendo di noi il suo scoglio preferito.
Quando si propone è fino piacevole quando si manifesta con quel friccicorino d'attesa che c'investe, quando ci offre quel vuoto allo stomaco che con la fame non ha nulla a che fare.
Questa fa parte del tipo che tranne le facce buffe, la ripetizione a nastro delle stesse cose, il cambio compulsivo di abiti, non fa male, anzi, ha una sensibilità propria e sparisce nel momento in cui la prestazione, l'emozione, l'evento o l'incontro hanno luogo.
Poi c'è quella bastarda, quella che con te ci sta proprio bene, così bene che non ti abbandona mai, che si sente sola di notte e ti sveglia, che si sente frustrata e chiede la tua attenzione, quella che si annoia e ti chiama.
E lo fa con prepotenza.
Ti si getta addosso in maniera pesante, ti schiaccia.
E più ti ribelli più s'impunta.
E tu la punisci con l'ansiolitico, perché è così che lo chiami, che antidepressivo suona male.
E poi mica sei depressa.
Te lo ripeti come se ti vergognassi, come fosse una malattia insanabile e altamente infettiva.
Ma se ci pensi, se ci pensi bene, quelle goccine che ti aiutano a vivere un po' più serenamente, se davvero le chiamassi per nome, dovrebbero farti riflettere e capire che magari dentro dentro, nel profondo, inconsapevolmente anche a depressione sei molto simpatica e con ansia sono amiche per la pelle.
Inscindibili.
Quindi scavi dentro te aspettando di capire da dove tutto è partito, anche se un po' lo sai.
Ma il rimedio non è a portata di mano.
Quindi fai l'unica cosa possibile: ti dopi e vivi meglio che puoi.

(running up that hill - placebo)

giovedì 17 marzo 2016

E se domani

A volte spunto fuori, come i funghi.
E' che un'amica mi ha fatta riflettere.
Mi ha detto che sarebbe un delitto non potermi più leggere.
E so che le sue non erano lusinghe buttate lì tanto per.
Non lei.
Lei non spreca e non regala parole se non per dirti davvero ciò che pensa.
E mi piace proprio perchè è così, autentica, vera.
Così ho riaperto queste pagine e mi sono riletta parte delle mie storture.
Quanta vita, quanto pensiero, quanti voli ci sono qua dentro.
Una volta avevo più tempo e fantasia e avevo rabbia da scaricare, dalla quale spogliarmi.
In fondo era la mia valvola di sfogo, il mio rifugio interiore, ciò che mi permetteva di esternare il peggio perchè  garantiva protezione e riflessione a prescindere da un eventuale confronto.
A volte mi succede ancora, magari un sogno o un'esperienza e ci penso, mentre sono lì davanti allo specchio che mi preparo, con la bocca aperta e il mascara in mano, e me lo dico a voce alta, dovrei scriverlo questo, dovrei tornare.
Poi passa l'attimo e vengo inghiottita  dalla realtà, dal quotidiano, dai mille impegni, tutto torna a circondarmi, come una nebbia.
Ma ci sono volte, tipo questa, che pensi sia un atto dovuto a te stessa riprenderti  il tempo e lo spazio e fare ciò che ti piace.
Che a me, scrivere è sempre piaciuto tanto.


mercoledì 4 giugno 2014

Non è vero mai

-18!
Che sono i giorni che mi restano da lavorare.
Tralasciando le brutture dell'impiego e la bellezza della corresponsione di uno stipendio che, diciamolo, fa un sacco piacere, facendo una turnazione (?)  fissa dalle 14,30 alle 22,00, dal lunedì al venerdì, si rischia di vivere una vita vera, solo nel week end.
Ma quando arriva, sei talmente spappolato dalla fatica accumulata negli altri giorni, che ti dimentichi di vivere la tua vita vera anche nei giorni liberi.
Ormai, per fortuna o per sfiga, ma opto da vera ingrata per la prima, resta poco e finalmente assaporerò di nuovo, il piacere di vedere un pomeriggio  sfumare verso la sera.
Che son piccole cose che quando hai con regolarità,  dimentichi.



mercoledì 9 aprile 2014

Non ho l'età


Ho firmato il contrattino di cui ho parlato qualche post fa.
Un posto trimestrale che mi garantirà, sopravvivenza permettendo, di far confluire qualche denaro al mio anoressico conto bancario.
Prescindendo dal fatto che non lavorare per anni, renda difficoltoso il reinserimento, ci sono oggettivamente certi tipi di attività produttive dalle quali si esce devastati.
Che uno dice, c'ho bisogno e lo faccio e va bene, ma mai nella mia vita mi era capitato di sperare che i giorni passassero il più velocemente possibile.
Non foss'altro per arrivare all'agognato momento in cui archiviare per sempre quel paio di scarpe antinfortunistiche che quando le togli hai sempre il terrore che si distruggano per autocombustione.
Più un paio di altri motivi sui quali glisso.
Che altrimenti poi si dice che uno c'ha sempre da lamentarsi, che non lavori o che lo faccia.
E' che pensavo che il tempo e l'esperienze servissero per migliorare la professionalità.
Pensavo.
Appunto.

martedì 13 agosto 2013

I'm walking away

In tutto questo tempo, ho imparato molte cose.
Che uno dice, convivo da un po', se mi sposo cosa vuoi che cambi?
Invece cambia, cambia il modo in cui gli altri ti vedono.
Le famiglie t'inglobano in un modo prima sconosciuto, come se entrassi a far parte di un clan protettivo che prima riuscivi solo a sfiorare, le persone intorno ti riconoscono come coppia a tutti gli effetti, nonostante lo fossi da sempre.
Entri nel ruolo vero e proprio del marito o della moglie, come se fossi asceso ad un gradino più alto.
Anche se poi, nell'atto pratico del vivere, è rimasto tutto uguale a prima.
Ho imparato che stare in vacanza per oltre un mese, crea dipendenza e che sforzarsi di trovare scuse nostalgiche per tornare è solo un'illusione per stare meno peggio.
Ho imparato che non avere connessione e non essere raggiungibili telefonicamente per una settimana, è liberatorio.
Ho imparato che la politica è come una telenovela, non importa quando smetti di seguirla, quando la riprendi è esattamente nello stesso punto in cui l'hai lasciata.
Ho imparato che fare la blogger è un mestiere, che avevo quasi pensato di metterlo nel curriculum, se non fosse per il fatto che di tanto in tanto, quello che scrivo potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno e che nonostante lo faccia da un sacco di anni, non abbia mai guadagnato un solo centesimo.
Ho imparato che un legame con una terra, è qualcosa che nasce indipendentemente dal tuo volere, un seme che diventa fiore e sboccia quando meno te l'aspetti.
E poi, c'è tutto quello che devo ancora imparare...

domenica 23 giugno 2013

Perfect day

Hai presente il giorno perfetto, quello in cui ogni pezzo del puzzle s'incastra perfettamente senza sforzo?
Ecco, è quello che ho vissuto io, ieri.
Temperatura deliziosa, amici e parenti meravigliosi.
Un giro di giostra senza sobbalzi.
Qualche lacrima sparsa piena d'emozione che andava sciogliendosi a mano a mano che i minuti passavano, l'armonia in ogni istante.
Quelle giornate talmente belle, che se potessi riavvolgere il nastro del tempo, vorresti rivivere 100 volte.
Uguali.

(perfect day - lou reed)

lunedì 15 aprile 2013

Barbie girl


La mia soglia del dolore, è nota a tutti.

Per chi non lo sapesse, è approssimativamente vicina a -106.
Pertanto, se non assolutamente necessario, evito di procurarmi dolore fisico gratuito.
Ricordo ancora le lacrime della prima volta in cui usai l'epilady.
Un trionfo di bestemmie.
Quindi, invece di estirpare, tendo ad andare di rasoio, che nonostante non elimini alla radice il problema, aiuta nell'intento.
Questo per dire che in quarantotto anni di vita, mai avevo provveduto a dettagliare le mie sopracciglia.
Intendiamoci, hanno una bella forma, non sono cespugli o " un rifugio per gli insetti, un nido per gli uccelli che si amano tranquilli tra i miei pensieri e il cielo" (cit. Niccolò Fabi), ma sono esattamente come natura vuole.
O meglio, erano.
Perchè avere una diciottenne pargola che studia per diventare estetista, m'impone non solo di essere cavia ma di non soddisfare più i suoi canoni di bellezza.
Così, armata di pinzette professionali, si è dedicata al mio arco sopracciliare.
Volete l'elenco delle parolacce in ordine alfabetico oppure sparso?
Ho pianto, lo confesso.
Ma a lavoro finito, gonfiore sgonfiato, mi sono guardata ed ho pensato che ho guadagnato dei bei punti.
Ad ogni modo, a me il detto "chi bella vuole apparire, un po' deve soffrire" m'irrita.
Possibile che per essere phighe si debba provare dolore?



venerdì 5 aprile 2013

Il cielo è sempre più blu

Futuro Marito mi ha comprato le scarpe che indosserò al matrimonio.
La descrizione è: tomaia in raso plissè e vernice, fodera e sottopiede in ecopelle con fondo tunit e tacco 10.
Le ho indossate ed ho mandato la foto ad un'esperta che, conoscendo la mia difficoltà a camminare su qualcosa che sia più di 1,5, si è preoccupata di sapere se sono comode e se riuscirò a reggere tutto il giorno.
Per quanto possa capirne io, mi sembrano abbastanza comode, se togliamo il fatto che dopo un po' che le ho su mi si addormentano le dita dei piedi.
Il presupposto è che spero di stare ferma il più a lungo possibile.
Intanto, per farci il callo, le metto tutti i giorni per un po' di tempo e ci cammino per casa.
E non essendo abituata a respirare l'aria di quell'altezza, mi iper ossigeno e sbatto contro le cose che, solitamente, neppure raggiungo con la testa.
Del resto, mica posso presentarmi con le ballerine o le scarpe da ginnastica.
E, per l'occasione, indosserò perfino un vestito.
Via il mio solito nero e pioggia di colori.
Robe che se non vedi, non credi!




lunedì 25 marzo 2013

Libertango

Anni fa, quando mi proposero di andare in un locale di musica latinoamericana, accettai per amore di un'amica ma arrivai piuttosto prevenuta e schifata, primo perchè quel genere mi faceva assolutamente cagare, secondo perchè sapevo essere un ricettacolo di tamarri vestiti a festa.
Non che avessi sbagliato.
In questi locali, a prescindere dal fisico che ti porti appresso, c'è la messa in piazza delle tette e dei culi, delle minigonne ascellari, dello stivale più trash, delle magliette aderenti per gli uomini che non devono chiedere mai.
Oddio, ci sono pure figoni cubani e gnocche seminude che possono permetterselo.
Ciononostante,  qualcosa riuscì ad intrigarmi e feci di quel mondo il mio universo per almeno un decennio.
Vero è che dal momento che mi presentavo col lupetto e la scarpa da ginnastica, le probabilità di ballare erano inferiori a qualunque peggiore percentuale immaginabile, ma insistendo con la mia presenza, trovai un giro di amicizie che mi permisero di evitare di far parte della tappezzeria.
Per non farmi mancare nulla, provai anche le prime otto lezioni gratuite di tango argentino.
Volevo vedere l'altro mondo del ballo, quello raffinato, quello da brivido e passione.
C'erano diverse cose che mi allontanarono prima ancora di capire se potesse davvero piacermi: le gonne, praticamente obbligatorie, il tacco, la sofferenza che avvertivo nella musica.
Era un periodo in cui non avevo bisogno di dolore, non desideravo immergermi dentro quel mare di sentimentalismo.
Insomma, rinunciai.
Ho un paio di amici tangheri che per anni mi hanno ripetuto che mi avrebbero vista bene in quella disciplina.
Ma ben si sa,  non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Che a pensarci oggi, avrei dovuto almeno provarci con un po' più di convinzione.
Magari insistendo, mi avrebbero accettata anche con le scarpe da ginnastica.
Anche se ne dubito.



martedì 5 febbraio 2013

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi

Sono in stato abulico da fancazzismo.
Vorrei essere affaccendata in faccende, vorrei alzarmi per prepararmi alla nuova giornata e spingermi verso noti orizzonti.
Invece, il nulla.
Mi alzo per un mero senso di colpa pur senza sapere nei confronti di chi o di cosa, resto in tenuta casalinga per buona parte della giornata, tutta se non sono previste uscite programmate, gli orizzonti spaziano per il perimetro dei metri quadrati disponibili.
Il conto corrente langue, quindi neppure la terapia delle spese compulsive può trovare sfogo.
Più la mia assenza dalle possibilità delle variabili resta costante, più m'impigrisco.
Il problema è trovare un moto ondoso da cavalcare.
Che uno potrebbe inventarsi cose, vedere gente.
Mi sono data alle torte, ma dopo aver visto la bilancia lanciarsi in una severa impennata, ho deciso che forse è meglio smettere per un po'.
E poi, qui non conosco nessuno.
Del resto se resto rintanata nel mio cantuccio non è che posso sperare che vengano a bussarmi alla porta.
E' il cane che si morde la coda.
E' per questo che adoro i gatti.
Loro, si limitano a leccarsela.



giovedì 20 dicembre 2012

Some girls are bigger than other

Che me lo devi spiegare come fanno queste neo mamme a partorire ed essere ancora più in forma di quanto lo fossero prima di rimanere incinte.
Tutte splendide, prima con i pancini, poi con un fisico da urlo, truccate e pettinate mentre dipingono le gote dei pargoli con sbuffi di rossetto rosso Valentino.
Io me lo ricordo quando mi è toccato.
Ero più larga che lunga.
I 20 chili ("che cazzo me ne frega, tanto dopo li perdo" certo certo!) che ho messo su durante la gravidanza, non mi permettevano di riuscire ad allacciarmi le scarpe e per lavarmi certe zone, dovevo andare a memoria.
Una volta espulsa l'aliena, ero sfatta e spappolata.
Ho camminato per 2 mesi come se avessi un bastone nel culo, avevo la faccia di uno zombie e truccarmi era l'ultimo dei miei problemi.
Certo, non sono una donna di spettacolo, ma non è che se fai l'attrice o la modella partorisci per interposta persona.
E ci sta che magari a me non sia andato proprio tutto per il meglio, ma trovo incredibile la capacità di certe soubrettine di essere perfette in tempi così brevi.
Che non bastano il sacrificio, la ginnastica, la dieta, le varie e l'eventuali.
Qui ci va proprio un patto col diavolo.
Che se fosse stato possibile, l'avrei fatto anch'io, sia chiaro.
Ma bisogna saperlo trovare o essere al posto giusto al momento giusto.
E io, con i tempi e i luoghi, proprio non ci so fare.

lunedì 10 dicembre 2012

Pause

In fondo sono una coatta dentro.
Che esteriormente non lo diresti, che tutti mi dicono che persona fine io sia.
Da fuori, appunto.
Se sono incazzata, tutti i cazzi e i vaffanculo che non si contano, mi relegano al ruolo di scaricatrice di porto.
Uno vecchio, pure.
Mi piace ballare.
E fin qui.
Mi piace ballare la musica tamarra, quella latinoamericana, quella dei tormentoni estivi.
Pure imitare le mosse del pulcino pio, per capirci.
Per il mio compleanno, ho ricevuto zumba fitness.
Non sai di cosa si tratta?
Ora te lo spiego.
Ti metti in mutande e reggiseno davanti alla televisione, attacchi la wii, metti il comando del gioco dentro il cinturone in dotazione, scegli la lezione e imiti i movimenti del ballerino sullo schermo cercando di sbagliare il meno possibile.
Alla fine della lezione, sei sudata che fai schifo, puzzi anche un po', hai la lingua che tocca per terra, ma sei soddisfatta della tua prestazione.
In più resti allenata nella speranza che, prima o poi, riesca a tornare a ballare in un locale vero, talmente tamarro che in confronto sembri davvero la persona fine che tutti credono tu sia.


giovedì 6 dicembre 2012

Round round

Che capita, quando risiedi da pochi giorni in un comune senza conoscerlo, che volendo recarti in posta, ti capiti di arrivare, a piedi, in un posto diverso da quello che pensavi e speravi.
Così, quando ho chiesto al solerte vigile dove mi trovassi, mi ha guardata preoccupato che il mio alzheimer fosse di grado piuttosto avanzato.
Gli ho spiegato a grandi linee quale fosse il mio intento e il motivo della domandona, e lui e il suo collega, commossi, mi hanno accompagnata verso la mia meta.
Come in ogni posto che si rispetti, gli addetti al servizio postale sono assunti per grado di antipatia.
Cosa che mi fa ben sperare per il mio futuro occupazionale.
Ma forse, non sono abbastanza paraculata.
O meglio, non lo sono affatto.
Peccato, che io a diventare odiosa ci metto un nano secondo!

(round round - sugababes)

giovedì 29 novembre 2012

I will survive

Emergo.
Sono sopravvissuta, nonostante sia ancora in balia di scatole da svuotare e cose da sistemare.
Diciamo che questa settimana è stata sabbaticamente messa in stand by, per riuscire a capire chi fossi e dove fossi.
E ancora di cose da fare ce ne sono.
Diciamo che la casa ha l'aspetto di una casa e non più di un magazzino, diciamo che riesco a lavarmi e vestirmi riuscendo a trovare, senza molti problemi, saponi e abiti.
Diciamo che per essere arrivata da cinque giorni, le cose si sono svolte più rapidamente del previsto.
E, ultimo ma non ultimo, diciamo al tipo che ha cambiato il contatore del gas perchè perdeva, che la prossima volta che mi chiama "sciura" lo rovino!


lunedì 19 novembre 2012

Arrivederci

Ho quasi finito di mettere la mia vita nelle scatole.
Quando le riaprirò, la riavrò con un sacco di cose in meno di cui probabilmente non avevo bisogno.
Per ora resto sospesa, appiccicata al mondo con un giro di nastro adesivo.

(arrivederci - umberto bindi)

lunedì 12 novembre 2012

Si, viaggiare

Che mica son come la Poison io, che gira il mondo in lungo e in largo.
Sto imparando ogni buca, velox  curva e distributore di benzina della TorinoMilano/MilanoTorino che potrei farla quasi ad occhi chiusi o sotto la pioggia torrenziale di sabato, per capirci.
E lo so perchè io c'ero.
La mia macchina non ha mai passato tanti telepass come in questo periodo, tant'è che il punto blu starà pensando che dev'essere partito qualche circuito al mio apparecchio.
Mi aspetto una telefonata da un giorno all'altro.
Se non dovesse arrivare sarà perchè fanno gli gnorri.
Dunque ci siamo.
Sto per diventare Corsichese, non nel senso di Corsica, ma di Corsico, ridente paesino ai confini di Milano.
Mentre qui dietro casa ho la Dora, li avrò il naviglio, che non è esattamente la stessa cosa, ma almeno non esonda in caso di piena.
Almeno credo.
Piccolo aneddoto: durante una sosta rifornimento sotto il diluvio, lamentandomi per il fatto che non si vedeva una mazza, il gestore ha ribattuto che vista la mia provenienza dovevo essere abituata a numerosi centimetri di neve, altro che quelle quattro gocce di pioggia.
Indossato il mio sguardo perplesso gli ho comunicato che arrivavo da Milano e lui per tutta risposta mi ha detto "ah, ma non è lituana?"
Ora, secondo voi, posso farlo passare per un complimento oppure la prossima volta m'incazzo direttamente?





lunedì 5 novembre 2012

Ninna nanna del chicco di caffè

Vivo giornate frenetiche.
Tutti i cambiamenti, oltre a stimolarmi, mi distruggono.
Che pare poco, ma prepara, pensa, disfa, pensa, fai, pensa, riduci, sono attività che Mononeurone deve gestirsi autonomamente.
Spesso lo fa la notte.
Pertanto, con l'occhio a ghigliottina, con lo sbadiglio a portata di mano, con le goccine sante che dovrebbero aiutare la mia ansia a sopravvivermi, mi reco a dormire con addosso la sensazione che dovrò trascinarmi verso il letto.
Una volta in posizione orizzontale, guardo il soffitto, nella penombra delle fessure, che io al buio non riesco a dormire, per ore infinite.
Che la notte bianca, è bella se passata fuori casa, ma se non hai nulla da fare se non valutare che anche nel buio il soffitto avrebbe bisogno di una rimbiancata, è noioso ed estenuante.
Proprio io, che dormivo ore infinite, che parlavo del sonno come di un'oasi di pace, che necessitavo di almeno 8 ore filate di fase rem, per sentirmi in forma, mi ritrovo a fare i conti con riposini inefficaci.
Mi è stato detto che invecchiando si abbia la tendenza a dormire meno.
Io do la colpa alle circostanze, che sarà pure vero che l'età anagrafica prosegue anche senza il mio permesso, ma quando penso a me stessa, mi pare di non aver mai passato i 30 anni.
Chissà se è preoccupante che lo pensi anche chi mi conosce.

(ninna nanna del chicco di caffè)

martedì 30 ottobre 2012

Stairway to heaven

Forse è meglio che spieghi un po' di cose, tipo perchè mai, io donnino di quasi mezz'età, detesti cucinare, visto l'andazzo che ha preso il post precedente.
Nella mia prima vita, quello che era l'allora mio sposo, e dati i fatti ancora mi chiedo per quale motivo siamo giunti a fare quel passo, sentenziava su ogni cosa facessi.
La spesa non la sapevo fare, la casa non la sapevo tenere in ordine, più altre varie ed eventuali sempre precedute dal non.
Nel periodo della maternità, mi vidi costretta a fare la casalinga a tempo pieno e, dovendo occupare appunto tutto il tempo, cercavo di dedicarmi, oltre che alla figlia, a rendere a tutti loro la vita più soave.
Tranne la mia, probabilmente.
Così, armata di libri di cucina, ogni giorno preparavo un piatto diverso o un dolce.
E mi piaceva.
Ma come per tutto il resto, anche il mio modo di cucinare non era all'altezza.
Tutta la mia buona volontà veniva sconfitta da una sentenza a prescindere, il gusto di farmi sentire comunque inferiore, di fatto condizionava la possibilità di continuare ad esprimermi.
Quando decisi che ne avevo avuto abbastanza e lasciai la casa coniugale, lasciai altresì le mie velleità di cuoca, di cameriera, di donna delle pulizie, di geisha, stabilendo che nella mia prossima vita, avrei fatto lo stretto indispensabile, giusto gesti di sopravvivenza.
Ora, ci sono momenti in cui mi piacerebbe riprovare a esprimermi in cucina, ma c'è una forza interiore che me lo impedisce e che nel reale si traduce con la giustificazione che manca la materia prima per l'ottenimento del manufatto.
Chessò, mi prende la voglia di fare una torta, sicuramente manca la farina.
Vorrei fare il polpettone, manca tutto il necessario.
Che, voglio dire, basterebbe comprarlo.
Ma poi, come fare a motivare il fatto di non averlo fatto?



lunedì 29 ottobre 2012

Time warp

In questi giorni d'imballaggio, ho ritrovato cose che neppure ricordavo di avere.
Tipo i pattini in linea o la bicicletta, che sono in bella vista ma sono quelle cose che non uso quasi mai e che hanno accumulato polvere e dimenticanza.
Ho fatto un giro all'eco centro a smaltire 13 anni di telefoni cellulari, 5 o 6 tra elettrodomestici da impasto, minipimer, spremi agrumi, varie ed eventuali.
Che per una che ha smesso di cucinare sono oggetti inutili e ingombranti.
Devo tornare per disfarmi di un paio di monitor, un computer con un sistema operativo così antico che neppure ricordo quale sia, un paio di televisori a tubo catodico.
Non so più quante volte ho avuto a che fare con il raccoglitore della carta, che non sembra, ma quando si scriveva, se ne accumulava molta.
Tra tutto sto macello, ho rinvenuto il biglietto dello spettacolo a cui ho assistito nel 2002, il rocky horror show, senza il picture, che era dal vivo, ovviamente.
Ricordavo di esserci andata molto prima di quella data, ed ho dovuto rileggerla più volte per avere la certezza che fosse quella.
E, nonostante continui a guardarla, continuo a credere che sia sbagliata, perchè sono certa fossi più giovane.
Che pensavo di essere una persona seria a 38 anni, invece me lo ricordo quanto sia stata cazzona quella sera.
Com'è strano il tempo e il ricordo che si ha di certe situazioni e circostanze.
La vera tragedia è che non miglioro neppure con gli anni.

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