Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

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domenica 12 novembre 2017

Non è nel cuore

Risultati immagini per orgasmo



La prima volta che ho scoperto il potere di un orgasmo, non sapevo neppure cosa fosse.
Successe per caso quando, appena adolescente, durante una doccia avvicinai il soffione alle pudenda.
Ricordo che mi spaventai, corsi da mia madre che leggeva una rivista e le dissi:
"tu stai qui a leggere tranquillamente e io per poco non svenivo mentre facevo la doccia. Due volte!"
Ora, non mi è dato di sapere se mia mamma avesse capito e avesse scelto di glissare, come suo solito su certi argomenti o se la sua indifferenza fosse genuina, fatto sta che a distanza di millemila anni questo fu quello che pensai.
Che stessi svenendo.
Due volte.
Che non è neppure tanto sbagliato se lo paragoni ad una perdita di controllo e di te.
Quando prendi coscienza le aspettative spesso disattese, diventano altissime e capisci che la meraviglia di allora resta un ricordo che col senno di poi ti riempie ancora di tenerezza.

(non è nel cuore - eugenio finardi)


giovedì 21 aprile 2016

Running up that hill


Esistono tanti tipi di ansia, quella da prestazione, quella dovuta all'emozione, quella per un evento o un incontro.
L'ansia, di per sé non è un male, se sta entro limiti accettabili e non insiste a starci addosso come una cozza facendo di noi il suo scoglio preferito.
Quando si propone è fino piacevole quando si manifesta con quel friccicorino d'attesa che c'investe, quando ci offre quel vuoto allo stomaco che con la fame non ha nulla a che fare.
Questa fa parte del tipo che tranne le facce buffe, la ripetizione a nastro delle stesse cose, il cambio compulsivo di abiti, non fa male, anzi, ha una sensibilità propria e sparisce nel momento in cui la prestazione, l'emozione, l'evento o l'incontro hanno luogo.
Poi c'è quella bastarda, quella che con te ci sta proprio bene, così bene che non ti abbandona mai, che si sente sola di notte e ti sveglia, che si sente frustrata e chiede la tua attenzione, quella che si annoia e ti chiama.
E lo fa con prepotenza.
Ti si getta addosso in maniera pesante, ti schiaccia.
E più ti ribelli più s'impunta.
E tu la punisci con l'ansiolitico, perché è così che lo chiami, che antidepressivo suona male.
E poi mica sei depressa.
Te lo ripeti come se ti vergognassi, come fosse una malattia insanabile e altamente infettiva.
Ma se ci pensi, se ci pensi bene, quelle goccine che ti aiutano a vivere un po' più serenamente, se davvero le chiamassi per nome, dovrebbero farti riflettere e capire che magari dentro dentro, nel profondo, inconsapevolmente anche a depressione sei molto simpatica e con ansia sono amiche per la pelle.
Inscindibili.
Quindi scavi dentro te aspettando di capire da dove tutto è partito, anche se un po' lo sai.
Ma il rimedio non è a portata di mano.
Quindi fai l'unica cosa possibile: ti dopi e vivi meglio che puoi.

(running up that hill - placebo)

martedì 22 gennaio 2013

Ti sposerò perchè

L'emozione che si scioglie dagli occhi e  fa fremere le mani mentre provi quell'unico anello che  indosserai.
E' una tenerezza che attanaglia il sorriso che si apre cercando di trasmettere sicurezza e dolcezza, plasmati insieme.
Ti sposerò perchè so di quanto amore sei capace, so che per te è per sempre, perchè hai resistito ai miei capricci, hai avuto la costanza di non lasciare mai che gli eventi mi portassero via.
Ti sposerò perchè mai potrei trovare qualcuno che con tutti i suoi pregi, i suoi difetti e limiti, potrà mai somigliarti.
Ti sposerò perchè ho riscoperto quanto t'amo.

lunedì 7 gennaio 2013

Ci vuole un fiore

Nella mia prima vita, crescevano rigogliose nel mio (?) appartamento, piante di ogni tipo.
Avevo un pollice talmente verde, che Hulk mi faceva una pippa con l'ingoio.
Finito quel periodo transitorio, è finito anche il mio rapporto con la botanica.
So per certo, che ogni pianta che avrà a che fare con me soffrirà, inevitabilmente, di un disorientamento emotivo che la condurrà alla morte.
Per annegamento o per secchezza.
Se poi, mi venisse mai in mente di travasarle per offrire loro uno spazio più congruo, agonizzeranno per un tempo indefinito, affinchè non solo mi penta del tentativo, ma soffra le loro sofferenze.
Pura cattiveria, insomma.
La loro.
E si che ci metto pure impegno.
Ho chetato il mio senso di colpa con le piante finte.
Quando le riconosco.
Perchè capita anche che ne porti a casa qualcuna vera senza accorgermi che lo sia.
Devo solo capire quale delle due ha fatto finta di essere l'altra.

(ci vuole un fiore - sergio endrigo)

giovedì 26 luglio 2012

Ogni volta

Ho capito che nella vita per cercare di non scontrarsi mai, bisognerebbe imparare a tacere.
Dicevo, l'ho capito.
Punto.
Capirlo, non significa essere in grado di farlo.
Tant'è che io non sono affatto capace.
Che se ho quel pelo sullo stomaco che mi provoca ondate di bolo, alla fine mi tocca vomitare tutto il pensiero così come ce l'ho in testa.
Senza mediazioni.
Pago le conseguenze chiaramente, che la diplomazia non l'hanno inventata senza motivo.
Ma mentre la distribuivano io ero altrove.  
Non so prendere per il culo.
Soprattutto, non so prendermi per il culo.
Così succede che certe porte mi si chiudano sulla faccia.
Non perchè sia stata particolarmente dura, ma più spesso perchè la verità è difficile da digerire ed è senz'altro più facile sostenere una sana ingannevolezza o un rabbioso silenzio.
Così, capita che mi faccia violenza e decida di non affrontare più certi argomenti e che ci provi davvero davvero.
E continuo a ripetermi come un mantra, che non devo cadere nella tentazione, no no, devo essere forte e parlare d'ogni cosa tranne di quella che c'ho li sul gozzo, perchè il quieto vivere è più importante ed essere perennemente rincagnita non fa bene alla salute e così via.
E continuo imperterrita e tutto va bene almeno fino all'attimo prima in cui mi parte incontrollabile tutto il malloppazzo che ho tentato di tenere per me.
E torno, punto e a capo, a ripromettere a me stessa che non succederà mai più.
Fino alla prossima volta, almeno.


giovedì 31 maggio 2012

Piange il telefono

WhatsApp, è quanto di meglio potessero inventare per lo scambio di sms gratuiti.
Ma, come tutte le cose belle, ha il suo lato negativo.
Quando sei in ambiente tranquillo e protetto, è molto facile comporre un messaggio ma mentre stai guidando, nonostante la tecnologia swype, il t9, i cazzi e i mazzi, il risultato potrebbe essere quello che sto per introdurre.
Mentre rientravo da lavoro, un'amica mi manda un messaggio nel quale mi chiede se ho voglia di aggregarmi ad una cine serata.
La mia risposta voleva essere "no, grazie stasera non esco"
Dopo aver composto il no, ho schiacciato erroneamente enter ed è partito.
Perentorio e definitivo.
Resami conto che a) non è da me, b)  avessi appena fatto una figura di merda, ho cercato d'inviarne immediatamente uno successivo che avrebbe dovuto citare "ahahah mi è partito prima che potessi concluderlo" e che invece è andato via  come "ahahah mi è partito prima di coccodrillo".
Piangendo dal ridere e procedendo a zigzag lungo i corsi torinesi, mi è sembrato opportuno chiamarla e chiarire.
Così ci siamo fatte una bella risata collettiva.
Io continuo, che basta poco per farmi divertire.
E ora vado a togliermi i rivoli di mascara dalla faccia.



sabato 26 maggio 2012

A horse with no name

Quando ero piccola, pensavo che disegnare fosse facile.
Bastava imprimere nella mente la figura della cosa, dell'animale o della persona che avrei voluto ribaltare su carta e lasciare che la matita facesse il resto.
Per quanto nel mio immaginario le figure fossero perfette, i risultati facevano sempre, indiscutibilmente, cagare.
Dopo diversi tentativi capii che non sarei potuta andare oltre la faccia di Pippo, quello della Disney per intenderci, oltretutto in bianco e nero, che pure a colorare ero una frana.
Questo non mi ha fatto desistere dal ritentare.
L'esperimento è andato oltre le aspettative.
Così, l'altro giorno, mentre tornavo a casa, mi sono imbattuta in uno di quei cartelloni pubblicitari enormi sul quale c'era la solita modella figona con un trucco agli occhi pazzesco e bellissimo.
L'ho guardato attentamente imprimendolo nella memoria.
Appena giunta a casa, armata di tutta la buona volontà e dall'intenzione di fare la femminona almeno per un giorno, ho tentato di riprodurre su di me quella meraviglia.
Dopo aver fatto fuori mezzo chilo di ombretti e matite, per avere un'idea del risultato con gli occhi di chi guarda, mi sono fatta un autoscatto ad occhi chiusi.
Quando ho aperto l'immagine, mi è preso un accidenti.
Sembravo un  pagliaccio morto.
Ho cancellato la foto con un click e il trucco con grandi dosi di struccante.
Mi sono arresa all'evidenza del fatto che ci sono cose che vanno evitate accuratamente, non foss'altro perchè ad una certa età,  i colpi al cuore possono risultare fatali.


(a horse with no name - america)

giovedì 24 maggio 2012

Every little thing she does is magic

Ora, è ovvio che non tutti quelli che si nascondono dietro ad un monitor, siano quello che dicono di essere.
Che è così facile inventarsi una vita, magari quella che non abbiamo mai avuto e trasporla dentro un foglio virtuale.
Il difficile viene dopo, quando vien l'obbligo di continuare a mantenere gli standard di una vita che non esiste.
Ci va memoria, capacità di scindere il vissuto dal narrato.
Io lo so.
Tempo fa, tentai  un esperimento letterario.
Aprii un blog e narrai una storia.
Non dissi a nessuno chi ci fosse dietro, per evitare di fuorviare chi commentava.
Volevo che le persone potessero esprimersi liberamente senza farsi influenzare dalla conoscenza.
Ero perfino riuscita a stare sul cazzo ad una mia cara amica.
Un successo.
Fino a quando qualcuno scoprì chi c'era dietro (vero) (o forse lo dichiarai, non ricordo)  qualcun'altro pensò di riconoscersi dentro i personaggi (falso) ed altri ancora affermarono che si trattasse della mia vita romanzata (falsissimo).
Insomma, per evitare travasi di bile, dovetti chiuderlo.
Tutto questo per dire che, quando t'inventi una vita, ogni volta che vai avanti, devi rileggere tutto quello che c'è indietro per non incorrere in errori.
Un lavoraccio, credetemi.
A meno che uno non soffra di personalità multiple.
Allora sei agevolato dal fatto che ognuna delle tue vite è una vita a sè.
Ma se non c'è un intento o una patologia, che senso ha far credere di essere quello che non si è?



giovedì 17 maggio 2012

Le cose in comune

Ma com'è davvero Amour?
  • ha conseguito un attestato di frequenza con profitto presso l'unione scaricatori di porto riuniti.
  • ha una percentuale di diplomazia di poco superiore all'1%
  • è stonata come una campana ma canta con tutta la voce che ha (e, credetemi, è parecchia)
  • dice tutto quello che pensa perchè si scorda di contare prima fino a 10
  • conseguentemente, è un'impulsiva compulsiva
  • solitamente non porta rancore a meno che non la feriscano nelle sue debolezze
  • non porta i tacchi per evidente, oggettiva incapacità
  • si mangia le unghie, poi smette, poi se le rimangia
  • sa parcheggiare con due manovre in posti improbabili
  • quando c'ha l'incazzo sembra abbia un cartello sulla fronte sul quale c'è scritto "lasciatemi perdere"
  • fa la faiga ma è di una timidezza disarmante
  • ha "due palle così" che le permettono di risollevarsi da qualsivoglia tragica situazione
  • non le piace ostentare
  • parla e si confronta con piacere
  • porta l'orologio a destra, ma non è mancina
(le cose in comune - daniele silvestri)