Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

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lunedì 7 gennaio 2013

Ci vuole un fiore

Nella mia prima vita, crescevano rigogliose nel mio (?) appartamento, piante di ogni tipo.
Avevo un pollice talmente verde, che Hulk mi faceva una pippa con l'ingoio.
Finito quel periodo transitorio, è finito anche il mio rapporto con la botanica.
So per certo, che ogni pianta che avrà a che fare con me soffrirà, inevitabilmente, di un disorientamento emotivo che la condurrà alla morte.
Per annegamento o per secchezza.
Se poi, mi venisse mai in mente di travasarle per offrire loro uno spazio più congruo, agonizzeranno per un tempo indefinito, affinchè non solo mi penta del tentativo, ma soffra le loro sofferenze.
Pura cattiveria, insomma.
La loro.
E si che ci metto pure impegno.
Ho chetato il mio senso di colpa con le piante finte.
Quando le riconosco.
Perchè capita anche che ne porti a casa qualcuna vera senza accorgermi che lo sia.
Devo solo capire quale delle due ha fatto finta di essere l'altra.

(ci vuole un fiore - sergio endrigo)

martedì 28 agosto 2012

Pulcino Pio

Sono arrivata praticamente ora e nello stesso istante in cui ho messo i piedi in casa, la bruttissima sensazione di non essere mai andata via mi ha sopraffatta.
Ma questa vacanza mi ha lasciato addosso uno stato zen che voglio tenere con me il più a lungo possibile.
Inoltre ho imparato che:
in tutte le spiagge senti gli stessi tormentoni musicali,
lo iodio mi fa bene alla salute,
l'abbronzatura mi fa sembrare più magra (e più phiga),
le serate amarcord con la compagnia di 30 anni fa, composta da ormai professori, professionisti, allenatori di squadre di serie B1 di pallavolo, varie ed eventuali, rendono le persone cazzare come a 17 anni,
le vacanze ti fanno prendere le distanze da tutti i problemi del mondo,
il mare mi rende felice,
e anche un po' idiota.
Anzi, molto più di un po'!


(pulcino pio)


mercoledì 4 luglio 2012

Shake the desease

Continuava a ripetere che tutto era sbagliato, come se l'esattezza delle cose avesse valenza universale.
Cercava la via e trovava l'uscita d'emergenza.
Troppo facile pensò.
Tornava sui suoi passi alla ricerca del percorso più ostico e, a suo avviso, più veritiero.
Quantomeno, andare a fondo delle questioni significava vagliare ogni possibilità.
Gli proposero di recuperare gli anni persi di quella quasi inutile ricerca, con un corso accelerato capace di racchiuderne 7, come i peccati capitali o le meraviglie del mondo tutto.
Si chiese se le fiamme dell'inferno avessero lo stesso guizzo di quelle di un falò e si domandò se un tatuatore sarebbe stato in grado di riprodurle pur senza averle viste.
Magari si, se avesse avuto modo di recarvisi durante un viaggio organizzato da un tour operator di infimo ordine.
Decise di vendere il padiglione auricolare del suo orecchio sinistro al miglior offerente e per renderlo accogliente si fece crescere l'unghia del dito indice.
Proprio in virtù di quest'azione, si domandò perchè i nomi delle cose variassero il proprio significato a secondo dell'uso ed improvvisamente constatò che nulla avesse più importanza della bellezza dell'arrivo di un temporale in un caldo giorno di luglio.


(shake the desease - depeche mode)

domenica 10 giugno 2012

Fly away

Io sono consapevole che i nostri limiti siamo noi stessi a porceli.
Se solo provassimo a metterci un po' di elasticità mentale, a sfidare le paure a cercare di sfondare quel muro che ci ostruisce la strada, sarebbe un successo.
Ma spesso non succede.
Non per mancanza di volontà ma per la semplicità che implica non cambiare, per pigrizia.
Tra tutti i miei ostacoli, c'è quello di volare.
Con un mezzo intendo, che con la fantasia è tutto facile ed immediato.
Nonostante abbia preso millemila aerei e abbia fatto avanti e indietro consumando cieli stranieri, improvvisamente ho smesso.
Devo aver rimosso l'occasione che mi ha portata così lontano da tutto, e non so spiegarmi per quale motivo anche solo pensare di salire su un aereo mi crea un panico da crisi.
Tant'è che spesso, i miei incubi mi portano a bordo di un 747, ma invece di volare sopra le nuvole e farmi assaporare la visione della morbidezza, viaggia a 30 centimetri da terra, seguendo strade, dossi, curve.
Una macchina di 179000 chili che si ferma ai semafori e con le ali lambisce portoni e alberi.
Lo so, perdo un sacco d'occasioni e forse ci dovrei riprovare, farmi forza e fare un tentativo.
Il mio timore è quello di combinare un casino ed essere interdetta dal solo avvicinarmi a qualsiasi aeroporto.
E' solo un alibi, ma grazie a quello riesco a sentirmi meno stupida.

(fly away - lenny kravitz)

giovedì 31 maggio 2012

Piange il telefono

WhatsApp, è quanto di meglio potessero inventare per lo scambio di sms gratuiti.
Ma, come tutte le cose belle, ha il suo lato negativo.
Quando sei in ambiente tranquillo e protetto, è molto facile comporre un messaggio ma mentre stai guidando, nonostante la tecnologia swype, il t9, i cazzi e i mazzi, il risultato potrebbe essere quello che sto per introdurre.
Mentre rientravo da lavoro, un'amica mi manda un messaggio nel quale mi chiede se ho voglia di aggregarmi ad una cine serata.
La mia risposta voleva essere "no, grazie stasera non esco"
Dopo aver composto il no, ho schiacciato erroneamente enter ed è partito.
Perentorio e definitivo.
Resami conto che a) non è da me, b)  avessi appena fatto una figura di merda, ho cercato d'inviarne immediatamente uno successivo che avrebbe dovuto citare "ahahah mi è partito prima che potessi concluderlo" e che invece è andato via  come "ahahah mi è partito prima di coccodrillo".
Piangendo dal ridere e procedendo a zigzag lungo i corsi torinesi, mi è sembrato opportuno chiamarla e chiarire.
Così ci siamo fatte una bella risata collettiva.
Io continuo, che basta poco per farmi divertire.
E ora vado a togliermi i rivoli di mascara dalla faccia.



sabato 26 maggio 2012

A horse with no name

Quando ero piccola, pensavo che disegnare fosse facile.
Bastava imprimere nella mente la figura della cosa, dell'animale o della persona che avrei voluto ribaltare su carta e lasciare che la matita facesse il resto.
Per quanto nel mio immaginario le figure fossero perfette, i risultati facevano sempre, indiscutibilmente, cagare.
Dopo diversi tentativi capii che non sarei potuta andare oltre la faccia di Pippo, quello della Disney per intenderci, oltretutto in bianco e nero, che pure a colorare ero una frana.
Questo non mi ha fatto desistere dal ritentare.
L'esperimento è andato oltre le aspettative.
Così, l'altro giorno, mentre tornavo a casa, mi sono imbattuta in uno di quei cartelloni pubblicitari enormi sul quale c'era la solita modella figona con un trucco agli occhi pazzesco e bellissimo.
L'ho guardato attentamente imprimendolo nella memoria.
Appena giunta a casa, armata di tutta la buona volontà e dall'intenzione di fare la femminona almeno per un giorno, ho tentato di riprodurre su di me quella meraviglia.
Dopo aver fatto fuori mezzo chilo di ombretti e matite, per avere un'idea del risultato con gli occhi di chi guarda, mi sono fatta un autoscatto ad occhi chiusi.
Quando ho aperto l'immagine, mi è preso un accidenti.
Sembravo un  pagliaccio morto.
Ho cancellato la foto con un click e il trucco con grandi dosi di struccante.
Mi sono arresa all'evidenza del fatto che ci sono cose che vanno evitate accuratamente, non foss'altro perchè ad una certa età,  i colpi al cuore possono risultare fatali.


(a horse with no name - america)

giovedì 17 maggio 2012

Le cose in comune

Ma com'è davvero Amour?
  • ha conseguito un attestato di frequenza con profitto presso l'unione scaricatori di porto riuniti.
  • ha una percentuale di diplomazia di poco superiore all'1%
  • è stonata come una campana ma canta con tutta la voce che ha (e, credetemi, è parecchia)
  • dice tutto quello che pensa perchè si scorda di contare prima fino a 10
  • conseguentemente, è un'impulsiva compulsiva
  • solitamente non porta rancore a meno che non la feriscano nelle sue debolezze
  • non porta i tacchi per evidente, oggettiva incapacità
  • si mangia le unghie, poi smette, poi se le rimangia
  • sa parcheggiare con due manovre in posti improbabili
  • quando c'ha l'incazzo sembra abbia un cartello sulla fronte sul quale c'è scritto "lasciatemi perdere"
  • fa la faiga ma è di una timidezza disarmante
  • ha "due palle così" che le permettono di risollevarsi da qualsivoglia tragica situazione
  • non le piace ostentare
  • parla e si confronta con piacere
  • porta l'orologio a destra, ma non è mancina
(le cose in comune - daniele silvestri)

mercoledì 16 maggio 2012

Don't you

L'empatia è quella strana cosa che ti fa entrare in contatto mentale con una persona lasciando che tu percepisca le sue emozioni e i suoi drammi.
Non importa che quella riceva i tuoi stessi impulsi.
Tu li senti, li assimili come se fossero i tuoi.
Mi capita  di entrare in questo stato con sconosciuti.
Più con gli uomini che non con le donne.
Che si sa che con le seconde non ho questo grande feeling.
Quando mi succede, mi capita di vivere le loro emozioni, di "sentire" i loro stati d'animo, di "ascoltare" le sensazioni come se le vivessi sulla pelle.
Riesco perfino a soffrire della loro sofferenza o essere felice della loro felicità.
E ci sono due persone in particolare, in questo mondo virtuale, con le quali mi sento legata da questo punto di vista.
Non so spiegarne i motivi e non so nemmeno se sia una cosa normale, ma so che sentirmi come una pellicola adesiva tra pareti sensoriali, è una cosa che m'inquieta, mi stupisce e mi gratifica.

(don't you - simple minds)

venerdì 20 aprile 2012

Give me all your luvin'

Sono arrivata alla conclusione che per saper scrivere racconti erotici devi appartenere alla categoria delle femmine sensuali e provocanti.
E già li, partiamo piuttosto male.
Ogni volta in cui ho provato ad abbozzarne uno, a metà ero piegata in due dalle risate.
Ottima comica di me stessa e delle mie fantasie.
Sarà che mi capita di cadere in indiscutibili retoriche, in iperbole che rasentano il ridicolo.
Sarà che mentre penso a come sia possibile narrare di una trombata, il mio pensiero corra già alla sigaretta del dopo e al tempo necessario che, per buon gusto, debba intercorrere tra l'una e l'altra.
Sarà che ogni volta in cui ci penso, mi sovviene come una mazzata sul cranio, quella barzelletta che diceva: "sai qual è la differenza tra una trombata e una cagata? Che dopo non devi stare 10 minuti attaccato al cesso a dirgli che gli vuoi bene", sarà per tutto questo, ma meglio ch'io scriva di qualunque altra cosa.
Mai di sesso!

sabato 14 aprile 2012

We are young

Aspettiamo che si esibiscano i depeche mode in un vecchio teatro d'avanguardia, mentre tu e la tua pelle color ebano, mi sussurrate qualcosa all'orecchio.
Ti guardo con aria sognante e tu mi chiami con un nome che non è il mio.
Mi allontano, mentre Martin Lee Gore si presenta sul palco e mi rassicura.
Mi dice di stare tranquilla perchè il cioccolatino distratto, legge tutti i miei essemmesse non appena gli arrivano lasciando perdere qualunque altra cosa stesse facendo.
Mi affaccio alla finestra e prendo uno di quei vecchi ascensori a serranda e guardo il mondo intorno salire verso l'alto.
Così lontano da non sapere più come tornare.
E non provare emozione o paura.
Come se li, in quel luogo sconosciuto, ci fosse la soluzione di ogni domanda sospesa.
Come se lontano, fosse esattamente dove volevo andare.

(we are young - fun)