"Ma secondo te, la responsabilità delle proprie azioni, funziona come la libertà?"
"Come dici scusa?"
"Si, no. Insomma, intendo dire, secondo te, finisce dove inizia la tua?"
"Eh?"
"No, perchè mi stavo chiedendo se ci fosse un limite. Se mi prendo la responsabilità di una scelta, fino a che punto resta mia? Gli altri non giocano un ruolo fondamentale?"
"..."
"Voglio dire, fino a che punto sono responsabile di una scelta se quella viene sconvolta dagli eventi e dalle situazioni dettate dalla presenza di altri individui che a loro volta devono confrontarsi con altri ancora?"
"Fatti misurare la febbre"
"No, sto bene. Vorrei solo capire quando finisce la mia e comincia la tua, la sua, la loro, come si fa a togliersela di dosso, qual è il momento adatto per smetterla di sentirsi responsabili per cose indipendenti dalla propria volontà e ci si possa sentire sollevati da tale peso."
"Beh, credo dipenda dal genere. Ce ne sono alcune che ti porti dietro per sempre. Dovresti prendere qualche lezione da quelli che delegano gli altri a prendersele al posto loro. Pare anche che non conoscano il senso di colpa e, in ogni caso, lo sappiano gestire molto bene"
"Dici che si può cambiare?"
"No, non credo. Ci puoi provare, ma sarebbe comunque innaturale e alla lunga non riusciresti a sostenerlo e ricadresti nella stessa routine comportamentale. Del resto, chi nasce tondo, al massimo muore ovale.
Mai quadrato"
(liberi liberi - vasco rossi)





