Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

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venerdì 29 giugno 2012

Sentimiento Nuevo


Non è l'amore che muove il mondo.
Se così fosse sarebbe un bel mondo pieno di felicità.
Diciamo che muove bene la nostra vita mentre lo viviamo.
Ecco, diciamo così!



(sentimiento nuevo - franco battiato)

lunedì 16 aprile 2012

La favola di Adamo ed Eva

Sembra cosa banale, ma ci stavo pensando seriamente.
Partiamo da lontano, da molto lontano.
All'alba del mondo, gli esseri viventi, secondo la tradizione e il credo cristiano, erano due, meglio identificati come Adamo ed Eva.
Da loro è partita tutta una generazione di figli che si accoppiavano incestuosamente tra loro per generare altri figli che si accoppiassero e così via.
Quindi, l'umanità tutta è nata da legami che nel mondo moderno vengono condannati.
Non solo, se ci si provasse adesso, l'unione dei geni tra fratelli darebbe luogo a esseri deformi.
Ciononostante, se tutti proveniamo dall'unione della coppia originale, si può supporre che in qualche modo, siamo tutti, e dico tutti tuttissimi, parenti.
Insomma siamo un'unica grande famiglia.
Felice?
Mah!

(la favola di adamo ed eva - max gazzè)

domenica 12 febbraio 2012

Rewind

Vertici iridescenti indicano vie di perdizione lungo le ipotenuse del vago ridiscendere.
Scagliavo pietre centrando il centro del centro dei rivoli di bava.
Lumache si trascinavano stanche, case per lungo tempo abitate e mai rinnovate.
Bradipi sbrogliavano con estrema lungaggine, pratiche burocratiche per lumache sfrattate.
Campi di nuvole coprivano campi di primavere in attesa delle rondini.
Percorsi di salite e discese e salite, corse verso viali della rimembranza.
Fino alle scogliere, dove il mare s'ingrossa quando organizza gare di tuffi in un mondo al contrario.
Rapido rewind che attorciglia il nastro intorno al dito teso ad indicare l'intenzione.
La pioggia rimbalza toccando terra piovendo in cielo evaporando al sole che si accoccola nell'incavo del quarto di luna.

(rewind - vasco rossi)

martedì 12 aprile 2011

E poi


Voglio chiamarti amore e voglio farlo un giorno, un mese, un anno o per la vita intera.
E te lo scrivo, sul ruvido foglio bianco o sulla pelle, perchè non possa dimenticare, perchè possa vedere il cammino che mi ha condotta al tuo cuore.
Lungo il percorso dalla bocca agli occhi, sotto la pioggia che si accoccola piano sull'epidermide, distanti da ogni luogo, persi ovunque.
Voglio chiamarti amore quando le tue mani scivolano su di me e si soffermano sul piacere dei sensi, accarezzando luoghi che diventano familiari e sempre nuovi.
Oltre la luce del giorno, sotto la coltre di stelle, la luna guarda corpi abbracciati proteggendoli dal buio.
Leggi i miei occhi, agita le palpebre al suono della voce e lasciati avvolgere dal mio respiro.
Guardati intorno, tu e io riempiamo il nulla di spazi aperti, morbidi istanti che si proiettano in cielo.
E, nell'universo, restiamo tatuati come un marchio.
Eternamente.

venerdì 4 marzo 2011

All you need il love


L'amore non è possesso, è dono di libertà.
Nella realtà, nel pensiero collettivo, nella vita quotidiana, fatto salvo qualche eccezione, così non è.
L'amore, per il senso che siamo abituati ad attribuirgli, dovrebbe essere dono di ogni forma di privilegio per la persona amata.
Poi c'è la confusione del termine, per cui l'identificazione con il possesso si basa su un equilibrio così precario che spesso l'uno, invade il senso dell'altro.
Poco importa quali siano i sentimenti che ci legano ad una persona che ha smesso di essere parte della nostra vita; nel momento in cui vanno a far parte della vita di qualcun altro, ecco che si scatena un impulso irrefrenabile, che meglio si identifica nella rottura indiscriminata dei coglioni dell'ex.
Io, alla famosa frase di coloro che lasciati per un'altra persona, dicono al presunto amato "non ti preoccupare, vai pure da lei, voglio solo che tu sia felice" non ho mai creduto.
La traduzione simultanea, suona più o meno così: "spero che tu patisca tutto l'inferno che sto passando io, spero che ti trombi e ti molli e che tu possa soffrire da qui all'eternità"
Decisamente meno romantico, ma molto più credibile.

lunedì 21 febbraio 2011

Moonshadow


Vertici iridescenti indicano le vie di perdizione lungo le ipotenuse del vago ridiscendere.
Scagliavo pietre centrando il centro del centro.
Lumache si trascinavano stanche, case per lungo tempo abitate e mai rinnovate.
Bradipi sbrogliano con estrema lungaggine, pratiche burocratiche per lumache sfrattate.
Campi di nuvole all'altezza del terreno, coprivano campi di primavere in attesa di rondini.
Percorsi di salite e discese e salite, corse lungo i viali della rimembranza.
Un rapido rewind attorciglia il nastro intorno al dito teso ad indicare l'intenzione.
La pioggia rimbalza toccando terra piovendo in cielo, evaporando al sole che si accoccola nell'incavo del quarto di luna.

giovedì 27 gennaio 2011

No air


Vorrei che mi cantassi una canzone.
No, lascia stare, lascia stare è meglio e togli la mano davanti alla bocca che non riesco a sentirti.
Il dna dell'umore stantio ricopre un sorriso non cercato nè voluto.
T'incontrai ad una fermata del treno per un qualsiasi posto, forse per ovunque, forse per nonsodove, percorremmo insieme un tratto d'inquietudine seguendo coni d'ombra sulle nostre teste.
Avrei voluto abbandonarti subito, ognuno per la sua strada tanto era evidente il nostro viaggiare su binari paralleli.
Ci salutavamo da lontano, senza neanche tentare di toccarci.
Micron di pensieri condivisi appena, incrociati ad uno scambio e subito resettati da quei pochi neuroni rimasti attivi.
Ma faceva caldo e il caldo brucia le sinapsi.
Prima di poterle sostituire occorre tempo, spesso bisogna prenotarle.
Le mie arrivarono con un pacco di posta celere, comprate in saldo.
Riuscii a non detestarmi quando ti abbandonai su un binario morto.

mercoledì 26 gennaio 2011

Bad Romance


Usa, usami e abusami.
Fallo senza ritegno, senza scrupolo alcuno.
Subisco, arretro, avanzo.
Tira fuori dall'anima i tuoi istinti peggiori, aggiornami sulle frustrazioni dannate.
Ti permetto di distruggermi purchè tu possa darmi una verità che sia credibile.
Inventala, lasciami credere che ci sia da qualche parte una piccola, sottile, verità.
Annientami, cercami, lusingami, rimani in attesa.
Cedo e la mia rabbia sorda si scatena e ti maledice, maledice l'attimo in cui questo non amore ha lasciato il posto all'umiliazione.
Esplodo fino a farmi a pezzi, fino ad inginocchiarmi per cercare macchie di me sparse lungo i confini di una ragione dimenticata.
Abulica e straziata cerco il niente che merita essere ricordato, cerco la tua faccia di merda, allertando tutti gli spiriti del male, affacciandomi alla finestra del tempo.
Non cambierà niente, le cicatrici le conserverò per ricordare la mia guerra.
Quando guariranno smetteranno di bruciare.
Imperitura memoria affinchè non possa più confondere ombre di luce e vomito.

giovedì 20 gennaio 2011

Toxic


L'ipocrisia è uno strano stato d'essere.
Non è mai conclamata ed è solita spargere parole concilianti in contrasto con i pensieri.
Sorride, sempre, mascherando la sua perturbabilità, assecondando il morso rabbioso all'interno.
Cambia atteggiamento per l'occasione, impavido e arrabbiato lontano dall'elemento dell'essere, ridente e gentile in un faccia a faccia spesso educato e fintamente coinvolgente.
Rende appagate le parti in causa che appena voltate le spalle sentiranno un leggero fastidio tra le scapole.
Niente di grave, colpa dei coltelli!

sabato 15 gennaio 2011

Beautiful


La compiacenza nella realtà del nostro quotidiano, nasce anche dalla bellezza esteriore.
Non me la vengano a raccontare le bellone che hanno fatto e continuano a far storia, che il cervello sia sufficiente per arrivare.
Se sei obiettivamente di bella presenza, non solo trovi le porte aperte, te le spalancano pure.
La bellezza esteriore, quella che trasuda da un bel faccino, gambe lunghe un chilometro, un corpo da urlo, due tette che sfidano la forza di gravità, conta eccome se conta.
I canoni estetici che ci propinano giornali e televisioni, sono praticamente irraggiungibili.
Pertanto aumentano esponenzialmente le insicurezze e ogni brutto anatroccolo sogna inevitabilmente di trasformarsi in cigno.
In questi spazi e in questi luoghi invero, ci confrontiamo senza conoscerci.
Pochi sanno come siamo davvero e, in ogni caso, non abbiamo necessità di apparire.
In questi spazi e in questi luoghi, il nostro interlocutore potrebbe essere chiunque e non ci preoccupiamo di conoscerne l'aspetto per scambiarci parole.
In questi spazi e in questi luoghi, siamo tutti bellissimi cigni.

domenica 9 gennaio 2011

Life is life


La vita non è il corso di un fiume, il fiume non si ferma davanti a niente...
La vita sta li ad aspettare la nostra decisione, aspetta che ci si senta pronti a spaccare il culo ai passeri.
Nel frattempo arriva un passero che spacca il culo a noi.
Ecco, questa è la vita!

lunedì 22 novembre 2010

Sei nell'anima


A volte scrivi e tiri fuori meraviglie.
Ma è sempre, solo, una botta di culo.
Eppure in certe cose ti ci perdi e se sei stata tu a scriverle, provvedi a darti una pacca sulla spalla e a congratularti con te stessa per tanto estro creativo che non capisci se sia scaturito dalla momentanea dolcezza, da un rancore sopito o, più semplicemente, da una scoreggia dell'anima.

giovedì 21 ottobre 2010

Che cos'è l'amor


- tu lo sai cos’è l’amore?

La more?

- No… non la more…l’amore

Aahhh lamo re

- Insomma lo sai o no?

Io? Cosa dovrei sapere? L’amore non si sa….


(che cos'è l'amor - vinicio capossela)

venerdì 15 ottobre 2010

Shut up and drive


Guido tranquillamente quando ad un certo punto un rumore oltremodo fastidioso mi giunge.
Mi fermo, scendo.
"E tu? Che fai sotto la mia macchina?"
"Scusa... tentativo mal riuscito di suicidio"
"Macheccazzo! Daiiiii! Ma proprio sotto la mia macchina?"
"Abbi pazienza, ho scelto la prima che sarebbe passata e avrei rotto ogni indugio"
"Non ci posso credere. Guarda che hai combinato. E manco sei morto. Insomma hai solo fatto un gran casino, a me alla mia patente immacolata, al mio tempo. Pure incastrato!!! Ma come ti è venuto in mente?"
"Hai ragione...avrei dovuto attuare il piano A. Buttarmi da una gru senza elastico avvolto nella bandiera della pace"
"E questo che piano era?"
"Il piano C"
"mmmm..."
"Non ho trovato una gru"
"mmmmm"
"se per questo non ho trovato neanche una bandiera della pace"
"mmmm"
"Il Po era prosciugato...la Dora anche..."
"non potevi tagliarti comodamente le vene a casa?"
"Avrei sporcato ovunque... e poi ho finito le lamette"
"Guarda, mi fai così pena che sei vuoi ti arroto un po' di volte con un paio di marce indietro"
"No, grazie, ormai soffrirei troppo"
"Esci di là e andiamo a berci un caffè. Hai visto mai che te lo macchino con l'acido muriatico!"

lunedì 4 ottobre 2010

The show must go on


Verrà un giorno in cui guarderò le persone con morbidità d'intenti, avrò smesso di chiedermi tante cose perchè il tempo sarà al limite e dalle soffici rughe lancerò il grido della mia esperienza che magari non servirà a nessuno ma sarà servita a me, per vivere tutto il mio percorso.
Verrà un giorno in cui, se la vita mi darà ogni premio, smetteranno di chiamarmi signora e il mio nome diventerà nonnina e rossori invaderanno la mia pelle avvizzita, e le mani e il corpo seccheranno lentamente, come un ramo abbandonato dal suo albero.
Verrà un giorno in cui sorridendo, vedrò il futuro negli occhi di un bambino e mi commuoverò come mai prima, immaginando tutto quello che non potrò vedere più.
Verrà un giorno in cui le gambe cederanno al lieve respiro del vento capace di scompigliare i resti della folta capigliatura di un tempo, divenuta argentea sotto un colore innaturale che sceglierò tra le infinite nuance e sfumature.
Anche quando quel giorno verrà, ci saranno cose che rimarranno immutate, come il mio nome, che continuerà ad appartenermi, imperituro simbolo della mia ascesa al mondo.
E l'affetto di chi proseguirà, di chi ricorderà, di chi, dopo aver pensato a me, sorriderà alla luna.

giovedì 30 settembre 2010

Bandiera bianca


Quando si accorse che le sue compagne si stavano preparando per lasciare il luogo d'origine, Aila preparò i suoi trofei, frutto di mille incursioni tra le umane cose e si unì all'esodo.
La ricerca verso il miglior luogo possibile, si rivelò meno ostica del previsto e sarebbe stato meraviglioso se non fosse per il fatto che era già occupato da un essere che si dimostrò subito maldisposta nei loro confronti.
All'inizio fu facile difendersi dagli attacchi dell'ospite sgradita: il lancio di oggetti e insulti, rimbalzava sull'agilità da loro posseduta.
Nè le urla si dimostravano efficaci ad ottenere qualsivoglia risultato utile.
Aila se la sghignazzava e continuava imperterrita i suoi approvvigionamenti.
L'umano essere, stanca e incazzata, decise che se guerra doveva essere, guerra sarebbe stata, senza esclusioni di colpi.
Si armò di armi chimiche, chiuse ogni pertugio e, senza alcuna pietà, cominciò a spruzzare ddt.
Aila, che si era resa conto in tempo di quanto stava avvenendo, cercò di mettere in guardia le sue sorelle, che non la degnarono di alcuna considerazione; allora frugò fra le sue mille meraviglie e passò al contraccolpo.
Con un pezzo di stagnola, si fece una tuta, con una lente a contatto usata il casco, si rintanò nel posto più in basso che trovò (aveva letto da qualche parte che i gas tendono a salire e se così non fosse stato sperò in un'eventuale botta di culo e alla tenuta stagna del suo vestiario di fortuna) e attese.
Quando finalmente tutte le esalazioni letali furono passate, Aila decise di uscire dal suo nascondiglio, giusto in tempo per vedere l'umana creatura che raccoglieva i corpi inermi delle sue sorelle seppellendole tra le meraviglie della spazzatura.
Si trovarono faccia a muso e l'umana creatura esclamò "Cazzo, sei come Highlander. Mi arrendo, hai vinto"
Tutto quello che capì fu "Cazzo, sei Aila, mi arrendo, hai vinto"
Con un ronzio che fu più simile ad una risata, la piccola mosca ebbe la consapevolezza di poter finire la sua piccola vita, in quella casa colorata e accogliente e ultimo, ma non ultimo, di essersi guadagnata il rispetto della sua (della casa!!!) padrona!

venerdì 24 settembre 2010

I wanna hear it from your lips


A Onirilandia viveva Nicklabbrastrette.
Era un gran dongiovanni e faceva il piacione con tutte le donzelle.
Non importa come fossero, belle e brutte ci provava con tutte.
Sai, era per fare numero.
Stava partecipando alla gara della conquista coatta come unico e solo concorrente.
Nicklabbrastrette aveva fascino, era galante, sapeva come corteggiare una donna, ma quelle labbra piccole piccole, tradivano la sua cattiveria per cui nessuna donna, bella o brutta, cedeva alle sue lusinghe.

Un giorno incontrò una fata (a Onirilandia succede qualcosa in più di quanto possa accadere nelle periferie) che gli permise di esprimere un desiderio.
Il meschino, invece di chiedere due labbroni siliconati, avendo avuto notizia che le principesse baciassero i ranocchi, chiese di diventare un bel rospone.
Ma, ahimè, proprio subito dopo la sua trasformazione, cadde la monarchia.
Si narra ancora di una certa Ranadallaboccalarga divenuta ben presto barzelletta.



giovedì 23 settembre 2010

Run baby run


Attraverso stanze e perdo treni e corro, corro fino a farmi mancare il fiato lungo le scale.
"Aspettami, tornerò"
"Lo faccio sempre, intanto prendo una birra"
E guardo i muscoli tendersi dentro una stanza spoglia.
"Questo assegno circolare è pedissequamente falso" comunica la signora al suo interlocutore.
Lo avessi incassato io adesso sarei lontana.
Mille miglia, come i punti premio ali.talia.
Le mani profumano di altre mani che si sono scambiate un saluto veloce.
Torno bambina, forse non sono mai stata grande.
Voglio fare i capricci e battere i piedi.
Non posso c'è quel treno da prendere.
"Aspettatemi sto arrivando"
Ma il treno va e io corro, corro fino a farmi mancare il fiato lungo la vita.

lunedì 6 settembre 2010

Just an illusion


Riflettiamo:

Se un uomo gay sposa una donna etero, i due diventano una coppia a tutti gli effetti.
Idem se i ruoli si invertono.
Se un uomo cambia sesso ma non il nome e sposa una donna etero, i due diventano una coppia a tutti gli effetti.
Idem se i ruoli si invertono.
Se un uomo cambia sesso e nome e sposa un uomo etero, i due diventano una coppia a tutti gli effetti.
Idem se i ruoli si invertono.
Ma, se una persona omosessuale, desidera essere coppia con un'altra persona omosessuale, ecco che i due non lo sono più a tutti gli effetti.
Allora mi sovviene che i diritti non siano uguali per tutti, nonostante le incongruenze possano essere verificate in ognuno degli esempi sopracitati.
Viviamo tra i moralisti, falsi o veri, quelli che i gay sono come i pedofili, che le coppie di fatto non sono "famiglia", quelli che il matrimonio è l'unico valore per essere famiglia con figli a carico... eppure sono i primi a vivere nel peccato.
Magari nascondono di avere figli gay, o pagano la sacra rota per annullare il precedente fallimento matrimoniale e risposarsi.
Ed io non so più se riderne o disperarmi.

venerdì 3 settembre 2010

Stop me if you think you've heard this one before


VerdettoPerfetto aveva sempre sognato di fare l'avvocato.
A tredici anni aveva invero, dovuto abbandonare gli studi e cercarsi un lavoro.
Gli anni e la vita gli diedero la possibilità di assorbirne urti e vicissitudini, che amava guardare con distacco credendo fosse il miglior modo per rimanere obiettivo e incorruttibile.
Si dedicò ad ogni causa persa che trovava, sentenziando le sue verità incontrovertibili, destinando a chiunque l'attaccasse improperi e maldicenze.
"Come i veri principi del foro" amava sostenere.
La battaglia più dura che gli toccò subire fu quella contro i "Muliniavento" gentaglia venuta dal Nord, che amava riempirsi la bocca d'aria.
Fu lotta tra Titani.
"Vi sconfiggerò con la ragione della mia verità" urlava VerdettoPerfetto.
"Ti ripagheremo con le tue stesse parole rivoltate come un calzino" rispondevano quelli. Andarono avanti per un tempo che nessuno riuscì a quantificare. VerdettoPerfetto aveva perso le parole e per andare a cercarne di nuove, perse anche il lavoro.
Nessuno seppe come andò a finire ma si narra che l'abbiano visto inseguire un vocabolario che scappava, mano nella mano, con un codice civile.