Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

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giovedì 7 aprile 2016

Psyco killer

Quando ho deciso di uccidere la mia famiglia, non l'ho fatto perché li odiavo
In realtà era da tanto tempo che desideravo che qualcuno mi notasse.
Ad un certo punto gli amici lasciano il tempo che trovano, soprattutto in un paesino come quello in cui vivo.
Volevo di più, volevo che tutti guardandomi, mi riconoscessero.
Sapevo che avrei dovuto fare le cose per bene.
E le ho fatte.
Ho finto di trovarli, di disperarmi.
Mi sono gettato tra le braccia di perfetti sconosciuti che cercavano di cullare il mio dolore.
Il mio dolore....
Ma loro cosa potevano sapere?
Ho fatto in modo che su di me ricadessero solo sospetti, nessuna prova certa.
Ero solo un candidato in mezzo agli altri.
Non importava che ci fossero colpevolisti e innocentisti, facevo notizia, avevo centrato in pieno l'obiettivo.
E tutto è cominciato.
La mia faccia su tutti i giornali, invitato in qualsiasi talk show, le donne che mi cadevano ai piedi.
Ah, il fascino del ragazzo maledetto.
Fama, ricchezza, senza sforzi.
Ero arrivato.
Ma non durò a lungo, solo fino al successivo omicidio.
In men che non si dica la faccia di qualcun altro aveva sostituito la mia, gli abbracci cullavano il dolore finto, vero, chissà, di altri e io mi ritrovai esattamente dov'ero partito.
Ma al contrario del principio, ero solo.
No, no, tranquilli, nessun pentimento, se tornassi indietro rifarei le stesse cose, rivivrei quelle emozioni mille volte e mille volte ricomincerei.
Perchè se per la società sei qualcuno, chiunque tu decida di essere, tutto il resto è discesa, tutto il resto è nulla, tutto il resto è vita.



lunedì 14 luglio 2014

Victims

U.u.i.c., in un suo post ha fatto in modo che si sviluppasse in me una riflessione quando, in luogo ad una mia rimostranza, mi chiede, e cito testualmente
 "Ma quando una persona è più cattiva delle altre?
Come si fa a misurare la cattiveria?"
Ecco, io me lo sono chiesto e in realtà ci sto ancora bellamente rimuginando.
Quindi non è detto che il mio pensiero in proposito non possa subire sensibili variazioni.
Fin'ora sono giunta alla conclusione che la cattiveria si misuri per gradi di crudeltà e che certe persone e situazioni ne siano oggettivamente pregne e che non ponendosi alcun limite, possano arrivare al peggio del peggio.
Ma credo e penso anche,  che uno non possa sviluppare una cattiveria inaudita dal nulla; deve avercela in dotazione con l'allestimento iniziale, tant'è che parlando di un individuo capace di commettere atrocità, si scomoda la psiche facendo di lui un "disturbato", un "instabile", un "mostro".
Queste affermazioni m'inducono a credere e pensare pertanto, che le persone diventano più cattive di altre quando invece di ricercare un' affermazione sociale  nei modi convenzionali, saltano a piè pari la fase del ragionamento e del confronto, passando direttamente  all'attacco dannoso e/o doloroso.
Questo è ciò che credo e penso, almeno per ora.





mercoledì 12 marzo 2014

For a friend

M'interrogo spesso sul significato della parola amicizia, ma non sempre riesco a far rientrare a far parte qualcuno in toto.
A parole siamo tutti amici di qualcuno, ma all'atto pratico, non è poi così vero.
Oggi ho visto un video molto commovente che dà un senso pratico al mio pensiero: le amiche di una donna che a causa della chemioterapia aveva perso tutti i capelli, si sono riunite e si sono fatte rapare a zero.
L'ho trovata una rinuncia forte e apprezzabile.
Perchè l'amicizia si può dimostrare in mille modi, è sentirsi parte in qualche modo, della vita di un'altra persona, sentirsi in empatia con le sue emozioni, con i drammi e le felicità, condividere nel tempo che è stato che è e che sarà.
E proprio partendo da questo presupposto, mi accorgo che è un sentimento così alto da sembrare quasi irragiungibile.

(for a friend - the communards)

giovedì 28 marzo 2013

Si tu estuvieras

Prendendo spunto da un post di un uomo in cammino, ho cominciato a riflettere sulla figura della donna romantica.
Lasciando perdere le ragazzine che hanno tutto il diritto di credere all'amore eterno e al principe azzurro, quando sei abbastanza matura e hai vissuto le situazioni problematiche legate all'amore e le sue sfaccettature, se un po' di sano cinismo e realismo è entrato in te, comincerai a vedere le cose in maniera diversa.
E ti adeguerai alla condizione accettando quello che ti viene proposto se ti aggrada.
Poi, ci sono quelle che bluffano.
Ti fanno lo spiegone sul rapporto che vorrebbero, mettono le mani avanti e ti fanno capire che non si accontenteranno, prima ancora di sapere cosa o quale offerta stiano vagliando.
Ed è più facile che si cimentino in acrobazie di conquista proprio quando si sentiranno dire dall'altra parte, che oltre ad una sana ginnastica da letto, non ci sarà null'altro.
Perchè le conquiste impossibili, sono cariche di aspettative represse.
Loro pensano che saranno in grado di farti innamorare, ti si appiccicheranno addosso come un lenzuolo sudaticcio, saranno colme di attenzioni.
Dimentiche che dall'altra parte c'è un uomo e il suo pensiero semplice che se ti dice che vorrebbe solo trombare, e te lo dice a chiare lettere, nulla potrai per ottenere altro.
Ella soffrirà delle pene autoinflitte, additando egli come unico responsabile del suo dolore, accusandolo di averla sedotta e abbandonata, cosa peraltro chiara dall'inizio.
Perchè la donna romantica incazzata, delega sempre all'altro l'umiliazione della sconfitta.
E colleziona amori tutti uguali che crede di aver vissuto.
Tutti finiti nello stesso modo.




venerdì 26 ottobre 2012

A chi mi dice


Ora, mi si dice che la fica (figa, passera, patata) sia di per sè impegnativa.
Che per quanti sforzi mentali possa compiere, se conosci un minimo di anatomia femminile, tutto questo impegno da mettere, io non lo trovo.
E se proprio vogliamo stare a spaccare il capello in 4, io direi che il cazzo (pisello, manico) lo è decisamente di più.
Che puoi essere la regina incontrastata dei pompini, delle seghe, avercela d'oro tempestata di preziosi, ma se il bimbo non diventa adulto in tempi consoni al divenire dell'eccitazione, resti al palo e non c'è santo nè ragione che tenga.
E mettiamoci pure quelli con l'eiaculazione precoce che non fai in tempo neppure a toglierti le mutande, o quelli con quella ritardata che nel frattempo ti fai la sciarpa per l'inverno.
Diventa un lavoro.
Cioè non è neppure paragonabile lo sforzo e l'impegno prodotto in certe circostanze.
E non potete neppure fingere, che questo è un privilegio tutto nostro.
E a voi non resta che farvene una ragione.

lunedì 23 luglio 2012

Nubi di ieri sul nostro domani odierno

Nel blog di Dea, c'è una rubrica molto bella, in cui gli uomini raccontano la scoperta del cazzo.
Che non è un modo alternativo per parlare di scoperte stupide, ma proprio di come si sono appropinquati alla sessualità, seguendo i segnali dettati dai loro genitali.
La rubrica è rivolta anche alle donne, ma al contrario dei loro colleghi maschi, si limitano a mostrare un'immagine senza raccontare nulla.
Ci ho pensato, ed in effetti cosa c'è da raccontare su una figa?
Il pisello evolve, fa nascere una nuova identità che segna il passaggio allo stato adulto.
Noi di cosa dovremmo parlare?
Della prima volta in cui abbiamo avuto le mestruazioni?
Non c'è poesia in un rivolo di sangue.
Ci crescono le tette, ma non è la stessa cosa.
Cosa vuoi dire?
Che hai visto quel bottoncino inutile diventare una boccia che alimenterà neonati e bocche avide di piacere?
No, non è la stessa cosa.
Credo che il fatto di poter vedere oggettivamente il cambiamento del proprio sesso durante il percorso dell'esistenza  e poterlo ribadire ad ogni erezione, provochi un legame che noi non potremo mai avvertire in  maniera visiva nel nostro corpo.
E questa, dopo il fatto che abbiate la possibilità di pisciare in piedi, è un'altra cosa che v'invidio.


giovedì 24 maggio 2012

Every little thing she does is magic

Ora, è ovvio che non tutti quelli che si nascondono dietro ad un monitor, siano quello che dicono di essere.
Che è così facile inventarsi una vita, magari quella che non abbiamo mai avuto e trasporla dentro un foglio virtuale.
Il difficile viene dopo, quando vien l'obbligo di continuare a mantenere gli standard di una vita che non esiste.
Ci va memoria, capacità di scindere il vissuto dal narrato.
Io lo so.
Tempo fa, tentai  un esperimento letterario.
Aprii un blog e narrai una storia.
Non dissi a nessuno chi ci fosse dietro, per evitare di fuorviare chi commentava.
Volevo che le persone potessero esprimersi liberamente senza farsi influenzare dalla conoscenza.
Ero perfino riuscita a stare sul cazzo ad una mia cara amica.
Un successo.
Fino a quando qualcuno scoprì chi c'era dietro (vero) (o forse lo dichiarai, non ricordo)  qualcun'altro pensò di riconoscersi dentro i personaggi (falso) ed altri ancora affermarono che si trattasse della mia vita romanzata (falsissimo).
Insomma, per evitare travasi di bile, dovetti chiuderlo.
Tutto questo per dire che, quando t'inventi una vita, ogni volta che vai avanti, devi rileggere tutto quello che c'è indietro per non incorrere in errori.
Un lavoraccio, credetemi.
A meno che uno non soffra di personalità multiple.
Allora sei agevolato dal fatto che ognuna delle tue vite è una vita a sè.
Ma se non c'è un intento o una patologia, che senso ha far credere di essere quello che non si è?



domenica 22 aprile 2012

Kiss

Un'amica, nel suo blog, chiedeva ai suoi commentatori, se fosse loro uso baciare ad occhi aperti o chiusi.
Ciò mi ha portato a pensare ai motivi per i quali tendenzialmente bacio ad occhi chiusi.
Credo che, a parte il trauma del  ricordo di  quando ero ragazzina in cui ho beccato il di allora fidanzatino baciarmi ad occhi sbarrati e averlo trovato inquietante, chiudere gli occhi sia un mezzo per sentire le sensazioni proporzionalmente alle emozioni che quel bacio mi trasmette.
Nel tempo, ho imparato a socchiuderli, in modo da sommare le percezioni alla persona.
Un modo per non estraniarmi completamente dalla realtà ed avvertire quella presenza in maniera oggettiva.
Credo che il bacio sia sottovalutato.
Un buon bacio, ha la capacità di sviluppare una carica erotica elevata, mentre un bacio scadente ha la capacità di farla cadere ai minimi storici.
Il vortice nel quale è capace di scaraventarti, può farti perdere la testa, la delusione invero, ti porta a ricordarti di un appuntamento del quale ti eri dimenticata.
Per cui, le possibilità di abbandonarti o di scappare, hanno una percentuale praticamente identica.
E, se mentre nel primo caso, non ci sono controindicazioni, nel secondo devi avere l'astuzia di portare una scusa sempre in tasca.



martedì 3 aprile 2012

Se io fossi un angelo

F mi scrive: "ma sei tu l'A.C. di cui ha scritto il quotidiano xx che scrive le biografie per gli altri?"

Amour le risponde: "No, non sono io. Se le mie storie fossero biografie, poveracci i possessori di quelle vite!"

sabato 25 febbraio 2012

Vorrei incontrarti tra cent'anni

Separarsi è un fallimento.
Ci si arrende ad uno stato evidente di cose alle quali ci si era appesi speranzosi e pieni d'entusiasmo.
Costruire un rapporto di coppia e mantenere quello stato, è faticoso e richiede un considerevole dispendio di energie.
Il rancore lentamente, prende il posto dell'amore e tutto quanto era ritenuto perdonabile prende l'aspetto del non più sopportabile.
Raggiunto questo stadio, arriva l'aspetto più difficile, decidere di lasciarsi.
Tutto questo non avrebbe ragione d'esistere se entrambi si fosse giunti alla stessa conclusione, per cui si prendono accordi per la spartizione degli averi e si raggiunge un compromesso per l'eventuale prole e si cerca di ricominciare.
Ma quando la decisione è unilaterale, beh, son gran cazzi amari.
Nascono sentimenti contrastanti associati a sensi di colpa.
E tu, che non sai quanto possa essere in grado di riuscire a tollerare il dolore dell'altro per osmosi, cerchi il modo per farlo nel miglior modo possibile.
Alcuni si avvalgono delle frasi appositamente studiate per questa evenienza tipo "meriti di meglio", altri rinunciano e aspettano un'occasione che faccia il lavoro sporco al posto loro.
Quando sei veramente alla frutta, te ne fotti di tutto questo.
Forte delle tue convinzioni, metti al corrente la  controparte della tua decisione e te ne vai sbattendo la porta del tuo passato prossimo gettandoti a capofitto nel tuo presunto futuro.
Che per te sarà felice a prescindere.
E all'inizio lo è davvero.
Ti senti libera e liberata, non hai nessuno a cui dover dar conto se non a te stessa.
A volte, neppure.
E' tutto un meraviglioso gogamigoga.
Poi il futuro prende forma, tutto quello che dovevi fare l'hai fatto e ogni tanto getti lo sguardo indietro, ripensi ai tuoi fallimenti e sai che il più grande è quello che hai vissuto per scelta, un giorno di tanto tempo fa.


lunedì 28 novembre 2011

Vengo dopo il tg

Signore e signori buongiorno.
Apriamo questa pagina d'informazione con due notizie di simil politica interna.
Il signor Berlusconi S. dichiara che rafforzerà il suo impegno nella lotta contro i comunisti.
Qualcuno glielo spieghi che non esistono più che va bene scatenare la propria ossessione verso qualcosa, ma che almeno sia reale.
Dichiara la solidità che ancora permane con la lega.
Calderoli dichiara che non se ne può più di sentire ste baggianate.
E se lo dice lui, c'è da credergli.
Sara Tommasi, che più volte ha dichiarato che entrerebbe volentieri in politica e spera di non essere arrivata troppo tardi, afferma in un'intervista che "l'importante è che le banche non stampino dei soldi gratuitamente nel senso da legittime proprietarie"...........ci sfugge il senso di tale affermazione, ma ne constatiamo la perfezione  per il linguaggio politico eventuale.
Embargo sul film di Venier che sarebbe dovuto essere presentato questa sera al Tff.
"Il giorno in più" film tratto dal bestseller (???????) di Fabio Volo in realtà sarà presentato domani a Roma con tanto di conferenza stampa.
Un modo come un altro per far parlare di qualcosa che probabilmente sarebbe passato inosservato.
Per questa edizione è tutto, grazie per essere rimasti con noi.

sabato 26 marzo 2011

Victims


Io sono talmente fulminata, che mi accorgo di sbagliare sempre e solo un attimo dopo aver sbagliato.
Sebbene non preservi da figure di merda a raffica e illimitati sensi di colpa postumi, è un ottimo sistema per non aver paura di nulla.



martedì 22 marzo 2011

Segnali di vita


Non ho resistito.
Era un po' che lo volevo fare, ormai è giunto il momento che ho tanto atteso.
Anticipo che ho preso solo quelle divertenti che con le altre ci si potrebbe tranquillamente tagliare le vene.
Ecco l'elenco delle parole chiave attraverso le quali i web lander arrivano al mio bloggo:


- pisello degli uomini (che va bene specificare altrimenti si potrebbe confondere col baccello alimentare)
- patata glabra (giovani intenditori radical chic, gli altri la chiamano figa depilata)
- rotolo di carta igienica terminato (che ci va veramente sfiga)
- mano serpente timbro (dev'essere un nuovo tipo di morra cinese)
- vignette su uomini che si martellano le dita (che sono bastarda e dissacrante, ma non sono crudele, e ddai!)

martedì 25 gennaio 2011

Ricominciamo


Che io ci penso.
E ci sono anche altri che mi spingono a pensare.
Ipotizziamo che lo psiconano sparisse improvvisamente e si togliesse dai coglioni.
Chi mai potrebbe rappresentarci?
La destra vede ormai Fini come fumo negli occhi, la sinistra (oddio che parolona) non vede nessuno.
Bisognerebbe radere tutto al suolo e ricominciare da capo.
Via tutti, tutti quelli che ci hanno mangiato la pelle e le ossa, via pompinare e leccaculi.
Un bel repulisti.
Ma se davvero cerco di concentrarmi e capire da dove partire, ecco che mi perdo miseramente nel nulla assoluto.

lunedì 24 gennaio 2011

The only exception


Naufragando nel web, ogni tanto mi capita di leggere cose che mi lasciano perplessa.
Oggi, ad esempio, mi è capitato d'imbattermi in un post nel quale venivano messi in discussione blog(ssss) di persone che scrivono di argomenti prevalentemente tristi o nei quali si lamentano del loro rapporto col partner oppure quelli in cui si scrivono parole come cazzo o culo.
Partendo dal presupposto che non esista una componente specifica per fare un blog e sottolineando il fatto che ognuno sia libero di scrivere e/o leggere ciò che vuole, non ho trovato interessante il post in oggetto, ma sicuramente i commenti che ne sono seguiti.
Nella maggior parte dei casi, pensando di essere tra gli esponenti menzionati, giustificavano i propri scritti salvo venir prontamente sollevati dalla responsabilità dall'autrice, che si premurava d'informare che non erano messi in discussione.
E qui nasce la mia perplessità: una persona, per sapere se, come e di cosa scrive, la devi seguire.
Se la segui e pensi che sia monotona e ripetitiva, smetti di seguirla.
Se continui e la giudichi, accetti di avallare il tuo pensiero qualora si giustificasse o volesse spiegazioni in merito e non indori la pillola perchè l'hai già imbevuta di veleno.
Insomma se decidi di lanciare il sasso, abbi il coraggio di non nascondere la mano.

domenica 16 gennaio 2011

Gli uomini non cambiano


Alessandro scrive un decalogo nel quale racconta quello che ha imparato sulle donne.
Posso mai non controbattere?
Naaaaa.
Qui di seguito, il mio decalogo su quello che ho imparato sugli uomini:

1) gli uomini non vedono un casino neppure quando ci sono dentro fino al collo e se lo vedono è perchè c'è una maitresse
2) dimenticano qualsiasi cosa, anche la data del proprio compleanno
3) non notano mai una mazza, neppure quando ci tagliamo i capelli di un centimentro
4) non riescono mai a ricordare il motivo per il quale ci stiamo vendicando dopo anni (a ragione, sempre!)
5) Usano una sola parola per farsi capire con l'ambizione di riuscirci
6) mostrano i loro difetti con assoluta pervicacia, come ruttare dopo un pranzo o aspettare di essere sotto le coperte per emettere effluvi malefici
7) restano sgomenti di fronte ad una domanda alla domanda solo perchè non sanno cosa rispondere neppure alla prima domanda che hanno fatto, pretendendola da noi
8) quando dormono il loro scopo primario è russare
9) è provato che un uomo si masturbi fisicamente quanto una donna faccia mentalmente
10) sono ostinati e testardi e quando dicono no è no...mai che riescano a cogliere le sfumature!

mercoledì 22 dicembre 2010

Bad


"Senti un po' tu, maaaa c'hai mica un po' d'ossessione con annessa compulsione nei confronti della retorica che vede l'uomo predatore e la donna preda?! No, perchè così parrebbe. E se ho ragione volevo solo comunicarti che hai scassato la minchia"
"Dunque, a mia totale giustificazione, io non direi proprio. Mi piace scherzare sulle figure retoriche fino a renderle paradossali, ma questo non significa che ne sia ossessionata"
"Guarda che uno tende a scrivere e parlare di più dei concetti per i quali è in fissa!"
"Ma io non sono maniacale nello scriverne, tantomeno reitero il concetto. Ma anche fosse, e non dico che lo sia, metti che lo facessi senza rendermi conto obiettivamente di farlo, dove sarebbe il problema? Eventualmente non è che divento contagiosa, resto portatrice sana di delirio."
"Secondo me un po' lo sai se ti sei presa la briga di rispondermi, altrimenti soprassedevi...la lingua batte dove il dente duole, carina"
"Illusa, l'ho fatto solo perchè non trovavo una giustificazione plausibile ai banner che inneggiano alla psicoterapia. Almeno adesso anche loro hanno un perchè!"
"Sai che ti dico? Sai solo arrampicarti sugli specchi e spari una marea di cazzate. Hai torto, capito? T o r t o! E' inutile parlare con te, non ne vale la pena. Quindi, vaffanculo!"
"Si, grazie, buon Natale anche a te"

domenica 17 ottobre 2010

Love and pride


E' così.
Scrivi una cosa e il confronto da luogo ad un altro pensiero.
Evaso mi chiede dove si possa acquistare la bandiera della pace.
E io non so rispondere.
Sarà che pace non ne vedo più tanta in giro, sarà che le nostre missioni si stanno armando e travestendo con le pelli di agnello su un'anima di lupo, sarà che i colori si stanno spegnendo e scolorendo.
Sarà che la pace è diventata un'utopia.
Insomma non so se ancora fabbrichino le bandiere e non so se qualcuno ancora ci creda davvero o se altri ancora la sentano dentro sè.
La pace è un'idea che si sta allontanando sempre di più dal pensiero.

giovedì 29 luglio 2010

It's not time to make a change


Credo che quella di oggi, sia la generazione che maggiormente si discosti da tutte le altre.
Un esempio ce l'ho in casa mentre gli altri mi vengono forniti dalla rete o dalla televisione.
Come ogni generazione che si rispetti, devo ammettere che anche questa appaia abbastanza standardizzata in parole, opere e omissioni.
Grazie a sandalina ho avuto modo di riflettere ulteriormente sulla differenza enorme che contraddistingue il mio vissuto con quello di questa mala gioventù.
Quando quindicenne pargola dice alle sue amiche "ti amo di bene" o "ti lovvo" rido e m'incazzo in egual misura e mi rendo conto che quella fuori tempo sono io!
Questo è il mondo di faccialibro e iutub, in cui i ragazzi rigettano la proiezione della propria solitudine.
Gemma del sud, per esempio, la fanciulla che sta spopolando con i suoi canali di youtube.
E' l'apoteosi del bisogno di sentirsi celebrata e pur di porsi al centro dell'attenzione continua a mettere filmati paradossali che vengono seguiti per passaparola, in maniera esponenziale.
Bene, io posso dire con assoluta certezza di non essere mai stata così, ma solo perchè il mio tempo era diverso.
Io avevo amici con cui parlare, la piazzetta in cui incontrarci, i citofoni da suonare per poi scappare, le lacrime sulle spalle di qualcuno, le risate e le chitarre e le canzoni.
Loro hanno bisogno di fare notizia di comparire in tv di avere il loro momento di gloria.
Perchè questa non è epoca di rivoluzione sociale è uno dei momenti più trash della storia, in cui la maggiore aspirazione non è fare l'ingegnere o il chirurgo donna ma fare la velina o la tronista.
E devi diventare personaggio, far parlare di te, non importa come.
E' mortificante, ma secondo il nostro punto di vista.
Probabilmente loro considererebbero noioso ed inutile il mio tempo.
Ma siccome sono venute dopo, a me è consentito di giudicarle.
Almeno questa soddisfazione!

martedì 4 agosto 2009

Ami chi non t'ama non ami chi t'ama



Mi avevi chiesto di non innamorarmi di te.
Come se l'amore fosse sotto un controllo percepibile e razionalizzabile.
Come se le pulsioni emozionali potessero essere inserite in contesti critici analizzabili.
Mi hai avvisata prevedendo la potenzialità degli avvenimenti, del mio essere donna bisognosa d'amore, mi hai messa in guardia da qualcosa che già sapevi di non voler condividere.
E ora hai rabbia, scateni impulsi d'odio per non avere la forza di sostenere la lusinga del mio amore non corrisposto.
E scappi dalla sofferenza che produce in me, scappi nervoso, evitando ogni contatto, rapido e arrogante.
Perchè mi avevi detto, mi avevi messa in guardia, me lo avevi chiesto ed io non ho ascoltato, il mio cuore non ha sentito ragioni.
E accampi scuse di sogni e libertà come sterile giustificazione del tuo non amore.
Tu eri il mio sogno e la mia libertà di volare lontano.
Io sono il disappunto della tua incapacità di riuscire a trovare altrettanto.