Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

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domenica 1 febbraio 2015

Scrivimi

A volte mi manca scrivere.
Ogni tanto mi guardo in giro e penso che questa vita di spunti te ne offre parecchi.
Ma poi, non c'ho tempo, non c'ho voglia.
E quello spunto evapora.
Le persone, invece, quelle che aspettano il mio ritorno su queste pagine, quelle mi mancano di più.
Sebbene certe non le abbia neppure mai incontrate, rimane l'empatia e il dispiacere di non avere quel confronto che solo qui posso avere.
Di cose ne sono successe e ne succedono tante.
La serenità è uno di quei vincoli strani che ti prosciuga la fantasia.
In fondo va bene così.
Che se proprio devo scegliere, preferisco essere serena senza scrivere che essere in ansia e dover far esplodere il mio disappunto tra le  metafore del mio malessere interiore.


giovedì 9 gennaio 2014

Luce

Se ci fosse la possibilità di permettere al ricordo di farsi spazio, ritroverei volti e voci che si son fatti dimenticare lungo il percorso o il disegno di questi schemi caotici che gestiamo quotidianamente.
E' come fare zapping nel cervello, cercare il particolare in mezzo al caos, intravvedere una faccia, un nome, un nick, un accenno sentimentale di qualcosa che c'è stato e si è perso.
Perchè con chi è rimasto non accade.
Chi è rimasto c'è anche quando non c'è.
Chi si è nascosto per volontà o difetto o noncuranza, è un puntino di luce che rimbalza tra un ricordo e l'altro, tra un momento vissuto e un sogno.
Che se la vita fosse fatta di tessere di puzzle, alcune che prima erano perfette, hanno perso concavo e convesso e allora non è per cattiveria, ma solo perchè non sapresti come farle stare insieme se le archivi nello spazio di ciò che è stato.
E' che ci son momenti in cui ti piacerebbe sapere di non aver sprecato niente, perchè allora, quello che adesso è diventato nulla, era talmente tanto da riuscire a credere che fosse vero.

(luce - silvia capasso)

venerdì 1 marzo 2013

Absolute beginners

Fino ad una ventina d'anni fa, i social erano gli incontri con gli amici.
Se uscivi e dovevi comunicare qualcosa d'urgente, dovevi cercarti una cabina telefonica e nel tempo in cui inserivi le 200 lire o il gettone, ti fottevano l'autoradio estraibile dalla macchina.
Ora siamo tutti "amici" di tutti, senza neppure uscire di casa, comunichiamo ogni minchiata con i nostri smartphone che ci fanno pure il caffè e le autoradio hanno le vetture costruite intorno a loro.
Possiamo fregiarci di essere amici di personaggi famosi che raccontano la rava e la fava nel loro profilo faccialibro e che, ovviamente, non hanno la più pallida idea di chi siamo.
Il confronto, quello animoso, bello, quello che ti porta ad alzare la voce, è diventato un tweet.
Un cinguettio senza passione.
Tutto piuttosto asettico, distaccato, indolente.
Tutto finto.
Che non è che avere 1000 amici su un social ci renda meno soli.
E neppure sapere ogni bubù di tizio o di caio, fa di noi gli amici che vorremmo.
Siamo ormai al punto che se la connessione internet rimanesse bloccata nell'intero mondo mondiale, il nostro "Notturno" prenderebbe forma.
E, chissà, dopo la pazzia, forse, torneremmo a cercarci con le mani e gli sguardi e tutte le parole che abbiamo perduto.