U.u.i.c., in un suo post ha fatto in modo che si sviluppasse in me una riflessione quando, in luogo ad una mia rimostranza, mi chiede, e cito testualmente
"Ma quando una persona è più cattiva delle altre?
Come si fa a misurare la cattiveria?"
Ecco, io me lo sono chiesto e in realtà ci sto ancora bellamente rimuginando.
Quindi non è detto che il mio pensiero in proposito non possa subire sensibili variazioni.
Fin'ora sono giunta alla conclusione che la cattiveria si misuri per gradi di crudeltà e che certe persone e situazioni ne siano oggettivamente pregne e che non ponendosi alcun limite, possano arrivare al peggio del peggio.
Ma credo e penso anche, che uno non possa sviluppare una cattiveria inaudita dal nulla; deve avercela in dotazione con l'allestimento iniziale, tant'è che parlando di un individuo capace di commettere atrocità, si scomoda la psiche facendo di lui un "disturbato", un "instabile", un "mostro".
Queste affermazioni m'inducono a credere e pensare pertanto, che le persone diventano più cattive di altre quando invece di ricercare un' affermazione sociale nei modi convenzionali, saltano a piè pari la fase del ragionamento e del confronto, passando direttamente all'attacco dannoso e/o doloroso.
Questo è ciò che credo e penso, almeno per ora.
