Dopo millemila anni, complice il fatto che i programmi tv facciano abbastanza cagare, mi sono dedicata alla visione del festival nazionalpopolare di cui mi appresto a dire la mia.
Indiscutibilmente azzeccato il duo dei presentatori: Fazio e la Litti, sono perfettamente simbiotici, l'uno nei panni della persona seria e politicamente corretta, l'altra dalle battute spontanee che ti portano direttamente alla risata.
Carina la novità della doppia canzone.
I cantanti devono proporre due brani e una giuria di televotanti per il 50%, insieme a quella della sala stampa per il restante, decide quale dei due debba proseguire.
Un po' meno carino il fatto che il televoto costi quanto un chilo di pane.
Che poi, mi chiedo, chi sia davvero così fesso da spendere 1,01 euro per esprimere la propria opinione.
Ma resterà un gran mistero.
L'intervento di Crozza è stato meraviglioso, nonostante le contestazioni dei soliti facinorosi.
Forse un po' azzardato iniziare con l'imitazione del nano per poi proseguire con Bersani, Ingroia e Luca Cordero.
Comunque sia, un grande.
Marco Mengoni, il primo ad esibirsi mi ha lasciata un po' perplessa.
Un po' esagerato con gorgheggi inutili e canzoni tutto sommato prevedibili.
Raphael Gualozzi (chi è costui?) è passato senza lasciare traccia.
Sarà che nel frattempo giocavo a ruzzle?
Daniele Silvestri, non è al top, che capisco che Sanremo sia solo una vetrina, ma mi sarei aspettata di più.
Simona Molinari con Peter Ciccotti (pronuncia siccotti), swing blues che non mi fa impazzire, ma grande voce di lei e grande prestazione al piano di lui.
Marta sui tubi, non c'ho capito nulla.
Mi è sembrata una grande accozzaglia di suoni sui quali s'inserivano le urla del cantante.
Peraltro piuttosto stonato.
Maria Nazionale, a mio avviso, in un festival della canzone italiana, una in dialetto napoletano poco ci azzecca.
Senza infamia e senza lode.
Chiara, a parte il fatto che fosse irriconoscibile, le canzoni erano bellissime e la sua voce pure.
I due fidanzati gay che domani andranno a sposarsi a New York perchè qui non è permesso amarsi come si vorrebbe e che raccontano la loro storia con dei fogli A4, sono stati l'immagine di una dolcezza che non è sempre facile trovare.
Notevole il coro dell'armata Rossa Russa che ha accompagnato Toto Cutugno.
Da brividi.
La serata, nonostante sia terminata ben oltre la mezzanotte, è andata via leggera.
Il saluto finale con Lucianina che si toglie i tacchi e resta a piedi scalzi sul palco, da incorniciare.