Abito qui da un po'.
Non so dire quanto.
Ho perso la memoria delle cose terrene.
Di tanto in tanto arriva qualcuno nuovo.
Quelli che l'accompagnano sono sempre disperati.
Alcuni esagerano un po'.
Noi ci avviciniamo e sussurriamo loro di non preoccuparsi, che staranno bene, che ce ne prenderemo cura.
Quando tutti vanno via diamo vita ad una festa.
E' il nostro benvenuto.
All'inizio non capiscono.
Sembrano storditi.
Ma dura sempre lo spazio di un attimo.
Ci sono volte in cui qualcuno mi porta fiori freschi.
Lo capisco perchè li vedo appassire.
Non so più chi è.
Leggo il dolore tra le parole che lascia.
E non c'è senso tra i sorrisi e le lacrime che sparge.
Allora capisco che il ricordo genera sofferenza.
Sarà per questo che la nostra identità la distinguiamo solo più in una foto.
Leggere attentamente
ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente
Certo che il mondo visto da sotto dev'essere ben strano. L'affannarsi di 'sti vivi che camminano come morti nella disperata speranza di non unirsi alla schiera di quei morti che son più vivi di loro, almeno nella memoria.
RispondiEliminaPer un po ho creduto che le persone quando morivano, tre secondi dopo la loro sepoltura, tornavano ad avere l'aspetto del giorno più felice della loro vita: chi giovane e bello, chi ricco e famoso e così via. Poi un giorno ho capito che per molti la morte è il giorno migliore dell'esistenza: l'unico giorno vissuto/morto da protagonista. E che quindi i morti rimanevano così come erano seppelliti: perchè quello era il momento top. Quelli che tornano polvere sono quelli che neanche da morti se li sono filati. Figuriamoci da cadaveri.
Credo che i morti muoiano semplicemente.
RispondiEliminaSmettano di esistere e basta.
Che se ci pensi bene è proprio questo che incute la paura della morte stessa: smettere di essere qui o altrove.
Se sapessimo di poterci esporre in un ipotetico aldilà forse l'affronteremmo con serenità e lasceremmo a chi resta l'illusione di vivere in un posto migliore.
Liberi dal dovere di ricordarci.
Se sapessimo dell'esistenza dell'aldilà senza sapere che cos'è, avremmo molta più paura della morte. Il posto migliore ci hanno insegnato a chiamarlo paradiso, quello peggiore inferno, e noi siamo arbitri durante la vita di scegliere la strada per l'uno o l'altro. Un ricatto che solo i demoni hanno saputo escogitare.
RispondiEliminaMeglio morire e basta.
Continuo a rimanere dell'idea che di là dev'essere un posto come le ambientazioni di Spazio 1999 o quelle di Star Trek...
RispondiEliminaParadiso e inferno sono i luoghi nei quali vogliono solo farci credere di finire.
RispondiEliminaDel resto sono posti originati da una penna d'oca di una mente eccelsa.
Noi possiamo solo comportarci seguendo le nostre norme.
Davvero credi che chi non sia onesto e retto finisca all'inferno?
Se così fosse sarebbe sicuramente più divertente che non il paradiso.
Per gli indecisi hanno inventato il purgatorio che già il nome mi fa pensare al peggio!!!
Seeee magari!!!
RispondiEliminaSi può avere un insieme delle 2 ambientazioni???
Già mi ci scialo!
Forse sono stato frainteso: la fola del paradiso e dell'inferno, la lavagna a scuola dei cattivi e dei buoni, se ti tocchi diventi cieco; tutto pur di non arrivare mai alla consapevolezza, alla conoscenza del sé.
RispondiEliminaForse sono io che non ho letto con adeguata attenzione...scusami.
RispondiEliminaSi, hai ragione.
C'inculcano le novelle salvifiche per tenerci schiavi delle convenzioni.
La conoscenza di se, la consapevolezza, richiedono testardaggine, volontà ad andare oltre.
Viviamo in un mondo di superficiali che si accontentano...poi ci sono tutti gli altri...
(io e te finiremo all'inferno dritti filati!)
Tempo fa mi sono suicidato per vedere com'era.
RispondiEliminaUna Noia Mortale.
Mi ero dimenticato di dirti che il tuo post "La città dei morti" è molto bello. Ciao
RispondiEliminaSolo chi ha perso qualcuno senza cui non si può vivere, forse può capire che morire non è star sotto terra, ma stare sulla tera continuando a vivere senza chi non c'è più!
RispondiEliminaPs. Offri sempre punti di vista alternativi...mi piace!
Il suicidio sa di non morte Lorenzo...
RispondiEliminaE immagino (ma giuro, non so) che possa essere tanto ma non credo noioso.
C'è troppo odio verso una vita che non si vuole per prestare attenzione a tutto il resto.
E laddove c'è sentimento, difficile possa coesistere la noia...
(lo so che era una cosa buttata lì, ma mi hai offerto uno spunto al quale non ho saputo resistere!!!)
enzo e il suo giardino... grazie...
RispondiEliminaRoberta, si può e si deve continuare a vivere e bisogna avere il coraggio e la forza di lasciare andare chi si è perso.
RispondiEliminaHo tenuto stretta a me una persona per anni finchè quella stessa persona si è liberata dal mio abbraccio.
Il ricordo e l'amore restano in chi vive..
Chi non è più, ha smesso in quell'istante di ricordarci e d'amarci...