
Vorrei che mi cantassi una canzone…
No, lascia stare, lascia stare è meglio, e togli la mano davanti alla bocca che non riesco a sentirti… il dna dell’umore stantio ricopre un sorriso non cercato né voluto.
T’incontrai ad una fermata del treno per un qualsiasi posto, forse per ovunque, forse per nonsodove, percorremmo insieme un tratto d’inquietudine seguendo coni d’ombra sulle nostre teste.
Avrei voluto abbandonarti subito, ognuno per la sua strada, tanto era palese il nostro viaggiare su binari paralleli.
Ci salutavamo da lontano, senza neanche tentare di toccarci.
Micron di pensieri condivisi appena, incrociati ad uno scambio e subito resettati da quei pochi neuroni rimasti attivi.
Ma faceva caldo e il caldo brucia le sinapsi… prima di poterle sostituire occorre tempo, spesso bisogna prenotarle.
Le mie arrivarono con un pacco di posta celere, riuscii a non detestarmi abbastanza quando ti abbandonai su un binario morto.
Adesso puoi cantare, incapace di udirti non sarò in grado di odiarti più del necessario.























