
Conosci le strade e ti fai condurre ad occhi chiusi.
Accade che un piccolo moto ondoso contrario e inaspettato, ti faccia deviare dal percorso.
Se sono piccole mareggiate, ti disorientano ma ci metti il minimo sindacale a rimetterti in carreggiata.
Se sono marosi, tuoni e fulmini, il rischio è di perdere la ragione e il sentimento.
Arrivare a non riconoscersi mentre si compiono azioni convulse o arrivare a non riconoscere la propria voce stretta nella morsa di un dolore che non ha speranza e ti si strozza in gola.
Il limite che corre tra la decenza e la padronanza di sè e l'attimo destabilizzante di follia.
E' come subire un black out emotivo.
Quello è l'istante in cui ogni gesto e ogni parola smettono di appartenere alla volontà.
Si alimentano d'ira che non potevi neppure supporre di possedere, del ribollire del sangue che arriva a schizzarti negli occhi e nel cervello.
Cinque minuti di follia incontenibile in un corpo incapace di commettere violenza gratuita.
Forse è il caso che impari di nuovo a piangere.























