Leggere attentamente


ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, se qualcuno dovesse riconoscersi in tilla papilla bullo ti sbullo o sullo catullo o, riconoscere qualcun'altro, probabilmente è affetto da una forma degenerativa della coscienza, malattia che ancora non ha nome e chissà se mai lo avrà, e semmai dovesse averlo si correrebbe il rischio che qualcun'altro potrebbe riconoscersi nel nome di quella malattia, comunque, ritornando a questa forma degenerativa si consiglia agli affetti da tal malanno una buona dose di cazzi propri, da farsi naturalmente

venerdì 29 giugno 2012

Sentimiento Nuevo


Non è l'amore che muove il mondo.
Se così fosse sarebbe un bel mondo pieno di felicità.
Diciamo che muove bene la nostra vita mentre lo viviamo.
Ecco, diciamo così!



(sentimiento nuevo - franco battiato)

giovedì 28 giugno 2012

Hai delle isole negli occhi

Milk ha un blog delizioso.
Sconsigliato ad omofobi, intolleranti e moralisti.
Lui ha questa  capacità di vivere con estrema semplicità le occasioni, gli incontri, la sua sessualità, tale da renderlo invidiabile.
E dentro ogni storia che racconta, nonostante la crudezza di certe immagini che si materializzano nella mente di chi legge, c'è sempre quello strascico di tenerezza che raccogli e che t'invita a riflettere.
Sarebbe bello fosse così a prescindere dal proprio sesso, senza moralismi e inibizioni, in piena libertà di dare e ricevere.
Noi donne, a causa di un sacco di retaggi culturali, siamo rinchiuse dentro all'etichetta secondo la quale se la dai a chi ti pare sei solo una troia e non una che vive la sua sessualità in maniera dinamica. 
Ci hanno provato in tanti a cercare di spezzare gli schemi che incatenano in un ruolo, ma alla fine, tutto sembra ripetersi senza evolversi.
E questo vale per tutti quei circuiti dentro i quali si viene inseriti, nonostante, nella realtà dei fatti, si appartenga alla stessa razza, quella umana.
Probabilmente, la peggiore.


(hai delle isole negli occhi -  tiziano ferro)

mercoledì 27 giugno 2012

Rumor has it

Non mi piace essere invadente o inopportuna, che se solo ascoltassi l'istinto mi proietterei dentro le cose con compulsiva dipendenza.
Invece lascio correre, lascio che sia.
Misuro le persone per quello che mi danno, per quello che dimostrano.
Che di far chiacchiere, siamo tutti capaci.

(rumor has it - adele)

martedì 26 giugno 2012

I know you want me

Confrontarmi con persone che si nascondono dietro l'anonimato al solo scopo di criticare, mi ha sempre fatta sorridere.
A prescindere da possibili rancori che possano celarsi, questo tipo di provocazione mi è sempre parsa inutile.
Le critiche sono assolutamente ben accette se sono costruttive.
Ma le persone che addirittura pretendono di arrivare a psicanalizzarti la vita tirando le somme dei tuoi processi mentali svolti con l'unica speranza di riuscire a ferirti, beh trovo siano assolutamente instabili.
Quindi, dal momento che non hai avuto l'accortezza di prenderti la responsabilità delle tue parole, vediamo cosa suscita renderti protagonista.
 
Un post di rara bruttezza, indice di un serio problema di natura psicosessuale nell'autrice del medesimo.



  1. Il fatto che tu perda il tuo tempo a leggerlo e commentarlo indica che anche la tua normalità sia compromessa!
    Troppo facile nascondersi dietro l'anonimato per stabilire i miei problemi psicosessuali.
    Io sono disposta anche a parlarne.
    E tu?

lunedì 25 giugno 2012

Io vivrò senza te

Sabato qualcuno si sposerà.
Due persone alle quali ho voluto un bene immenso e che proporzionalmente mi hanno delusa.
Ho riflettuto molto se far loro gli auguri dimenticando il passato.
In fondo tutto quello che hanno fatto è stato in nome di quell'amore che hanno scoperto corrispondersi.
Ma è abbastanza per giustificare dosi di cattiveria gratuita prodotta da sano egoismo?
Non lo so o forse non sono capace di eccessi di bontà.
Non che a loro possa importare.
Loro continuano a nutrirsi di quell'amore come due adolescenti.
E credo che gli sia più che sufficiente per non porsi altre domande.
E' che non riesco a dimenticare chi ha fatto parte della mia vita, anche solo in piccolissime percentuali.
Quindi ho deciso di rimanere indifferente, non augurando loro bene o male.
Ognuno viva la sua vita come meglio crede.
In fondo non è altro che una ruota che gira.

venerdì 22 giugno 2012

Remedios

C'è una cosa che una madre non dovrebbe fare mai, oppure fare ma non farsi scoprire, ovvero leggere diari e lettere inviate o ricevute, dei figli.
Mia madre mancò a questa piccola regola fondamentale e si dilettò a scorrere una missiva di un amico, il quale si preoccupava di segnalarmi che i miei comportamenti davano luogo a critiche pesanti dei benpensanti.
Ero, sono e sarò sempre, una persona cordiale, vittima spesso di fraintendimenti.
Lo sapevo lo so e lo saprò, ma questo non influenza minimamente il mio modo di relazionarmi.
Chiaramente la mamma mi affrontò a muso duro e per quanto potessi rassicurarla, il giudizio che pendeva sulla mia testa, era lì a fare da cornice al mio nome.
Non sono stata una fanciulla precoce e la prima volta in cui la diedi ero un'adolescente attempata.
Ma i delatori vedevano quello che volevano vedere e giudicavano con la forza della loro apparente rettitudine.
Ma non mi sono mai preoccupata, non foss'altro perchè il mio principio è sempre partito da un solido presupposto secondo il quale non è importante quello che gli altri pensano di te, ma quello che tu pensi di te stessa.
Che non è altro che un modo sano, per sbattersene il cazzo dei giudizi degli altri.

(remedios - gabriella ferri)

mercoledì 20 giugno 2012

Tu mi porti su

Ti ho conosciuto quando avevo smesso di cercarti.
Mi avevi soffocata di parole e mi salvasti con la respirazione bocca a bocca.
Incollati come cozza e scoglio c'innamorammo con data di scadenza.
Ti avrei voluto anche se fossi stato uno dei nani di Biancaneve.
Poi mi dicesti addio e nonostante non volessi partire, me ne andai.
Il tuo abbandono mi lacerò il cuore.
Decisi di gettare la parte inutile lungo l'autostrada.
Ma quel pezzo, testardo, ritrovò la strada di casa.
Riunii le parti ma il disequilibrio si fece evidente.
Ti manteneva in vita invece di uccidere il ricordo.
Così quando palpita al di la di ogni ragionevolezza e limite, capisco che ancora si emoziona per te.
Mentre io penso a quanto sia coglione a rimanere laddove morì la speranza.
Chissà, magari ne sa più di me, che ragiono con la testa.
E poi ci penso e capisco che posso restare in vita senza mente, ma senza cuore posso solo morire.

(tu mi porti su - giorgia)



martedì 19 giugno 2012

Prospettiva Nevski

Accovacciata sull'orlo della tazza si ritrovò a pensare a quante cose potesse fare con la figa.
Non con un punto preciso, ma con la sua interezza.
Quella che sembrava essere una menomazione rispetto a quanto posseduto dall'uomo, era in realtà un mondo affascinante e pieno di prospettive.
Ci poteva pisciare o trombare o fare figli.
Perfino allenare i muscoli li intorno.
Quella piccola parte di sè, racchiudeva una meraviglia ardita ed importante.
L'aveva spesso sottovalutata, a volte odiata per quel senso d'inferiorità che avvertiva.
Il solo fatto di dover essere posseduta la rendeva insicura.
Ma allargando gli orizzonti, quel contenitore di cazzi, urina e feti, risplendeva di rinnovata bellezza.
Ed alla fine, dovette convenire quanto più facile fosse racchiuderla in pochi centimetri di stoffa.
Cosa impossibile per un uomo.
Fiera e tronfia di cotanta incredibile, raggiunta consapevolezza, tirò lo sciacquone e andò.

lunedì 18 giugno 2012

Vento nel vento

Nonostante la lieta convivenza con le mie imperfezioni, rotolo lungo percorsi in salita.
Eppure resto fedele alla coerenza.
Più spesso inutilmente.
Smentita dalle parole degli altri, cerco rifugio nelle certezze che ho costruito.
E sotto le macerie, giaccio.

(vento nel vento - lucio battisti)

venerdì 15 giugno 2012

Balliamo sul mondo


Vorrei che il mondo ricominciasse ad avere i colori e i suoni che aveva un tempo, vorrei che vivere non fosse solo un dovere verso tutti, ma che qualche diritto potesse compensare alcune manchevolezze che non riesco più a sopportare.
Ed inventarsi un modo per dire no a certe situazioni che sono macigni per il cuore e per l’anima.

Vorrei vagare tranquilla, senza pensieri, senza pudori.
Vorrei che le utopie non fossero tali e i sogni e le speranze potessero trovare un riscontro oggettivo nel tempo.
Sebbene il tempo sia diventato ipotesi.
Mi sembra di ruzzolare dentro una scarpata, giù, verso il centro della terra.
Mentre vorrei solo volare. 

mercoledì 13 giugno 2012

Someone like you

Odoacre era stato un bellissimo ragazzo  e si era trasformato in un bellissimo uomo.
Scopava in maniera proporzionale alla sua bellezza.
Spesso non doveva neppure chiedere.
Non dispensò sentimenti, forse perchè forte della sua prepotente mascolinità, non  sentiva il bisogno di manifestarli o proporli.
Un giorno entrò nella sua vita Teodolinda e, come il vento, lo avvolse trascinandolo in una girandola di sensazioni e sentimenti che mai aveva provato.
Era la sua compagna per la vita e lo sapeva.
Si sposarono in età troppo matura per poter condividere dei figli, ma gli anni che vissero in simbiotica unione, furono i più belli per entrambi.
Lei non gli chiese mai, neppure una volta, se e quanto l'amasse, perchè trovava quell'amore nelle piccole cose, in uno sguardo o in una carezza.
E a lei bastava.
Un giorno, uno di quelli brutti, lei si ammalò.
Lui l'accompagnò lungo quel percorso di sofferenza.
Mentre la vide spegnersi, le sussurrò con la forza della disperazione, di perdonarlo se non era mai riuscito a dirle quanto l'amasse.
Ma lei, con la dolcezza che sempre le era appartenuta, lo guardò e gli disse che lo sapeva ma che se era al suono di quella frase tipica che si stava riferendo, l'avrebbe detta il giorno in cui si sarebbe sentito pronto.
Rimase solo.
Per non cadere in una disperazione profonda, decise di condividere un rifugio per anziani, con i quali passare le giornate scambiandosi racconti e saggezze.
Dopo molti anni, una notte in cui dormiva, Teodolinda gli comparve in sogno.
"Amore mio, ti amo" le disse
"Tesoro, sono venuta a prenderti. Ora sei pronto per me"
Se alzi lo sguardo puoi vedere il loro amore continuare tra le stelle e le nuvole.

lunedì 11 giugno 2012

Jai Ho

La violenza non è radicata nella cultura di un solo popolo.
E' insita nelle persone, di qualunque nazionalità facciano parte.
Circola un articolo con tanto di video nel quale si vede un uomo che, mentre sta cantando, viene interrotto da una donna.
Per tutta risposta lui si alza e la prende a calci e pugni.
Nell'articolo e pare anche nel video, viene indicata  l'origine dei soggetti affinchè se ne possano determinare le usanze, come fossero un fatto oggettivo.
Da qui i commenti  che fanno di quella cultura il fascio di ogni erba.
Ma chi ha commentato, la conosce davvero?
Conosce i suoi meccanismi, le sure del corano?
Ha mai vissuto in mezzo a loro?
Ha conosciuto o almeno si è confrontato con qualcuno che avesse quella cultura?
Questo non  è altro che un episodio che si sarebbe potuto verificare ovunque ci fosse un uomo violento e una donna succube.
Ma è sempre tanto più facile giudicare qualcosa di così diverso e prenderne le distanze.
Ci fa sentire nobili e altissimi.
Ci distoglie da tutti quegli uomini italiani, che abitualmente picchiano, maltrattano, uccidono la propria compagna.
E senza neppure avere la scusa di doversi integrare in una cultura che non gli appartiene.
L'odio e la violenza non hanno nazionalità, sono cittadini del mondo.

domenica 10 giugno 2012

Fly away

Io sono consapevole che i nostri limiti siamo noi stessi a porceli.
Se solo provassimo a metterci un po' di elasticità mentale, a sfidare le paure a cercare di sfondare quel muro che ci ostruisce la strada, sarebbe un successo.
Ma spesso non succede.
Non per mancanza di volontà ma per la semplicità che implica non cambiare, per pigrizia.
Tra tutti i miei ostacoli, c'è quello di volare.
Con un mezzo intendo, che con la fantasia è tutto facile ed immediato.
Nonostante abbia preso millemila aerei e abbia fatto avanti e indietro consumando cieli stranieri, improvvisamente ho smesso.
Devo aver rimosso l'occasione che mi ha portata così lontano da tutto, e non so spiegarmi per quale motivo anche solo pensare di salire su un aereo mi crea un panico da crisi.
Tant'è che spesso, i miei incubi mi portano a bordo di un 747, ma invece di volare sopra le nuvole e farmi assaporare la visione della morbidezza, viaggia a 30 centimetri da terra, seguendo strade, dossi, curve.
Una macchina di 179000 chili che si ferma ai semafori e con le ali lambisce portoni e alberi.
Lo so, perdo un sacco d'occasioni e forse ci dovrei riprovare, farmi forza e fare un tentativo.
Il mio timore è quello di combinare un casino ed essere interdetta dal solo avvicinarmi a qualsiasi aeroporto.
E' solo un alibi, ma grazie a quello riesco a sentirmi meno stupida.

(fly away - lenny kravitz)

giovedì 7 giugno 2012

Sign your name

Mononeurone è sotto pressione e quando è stressato si rifiuta sistematicamente di collaborare.
Per non sovraccaricarlo mi rivolgo a voi.
Orbene, cominciano a scarseggiare i nomi assurdi e/o genericamente poco usati da utilizzare nei postssss con il tag "lettere".
Quelli già usati sono:




GASPARE/ROLANDA
CAROLA/AGOSTINA
CORNELIA/ARNOLDO
TARSILIA/ALCINA
LUCA/ERENTRUDE
ESCULAPIO/IGNAZIA
TESEO/PORZIA
JONATHAN/SAMANTHA
GIOCONDO/ALBERTA
GIUDITTA/RACHELE
MELCHIORRE/WANDA
ILDEBRANDO/ROSALINDA
MARCANTONIO/ANGELICA
BATTISTA/MARCELLA
AUGUSTO/LETIZIA
ERNESTO/ADELE

Fuori concorso e prossimi al loro utilizzo ODOACRE/TEODOLINDA suggeriti da Giuseppe.
Possono essere un nome maschile e uno femminile, due maschili o due femminili.
Le accoppiate più assurde saranno sottoposte a votazione democratica.

Chi gioca?


mercoledì 6 giugno 2012

Acquarello

Il regno della superficialità è quello che rende maggiormente.
Puoi spremerti le meningi, fruire al meglio di Mononeurone, cercare di argomentare, parlare di tutto, ma alla fine devi rendere conto alla vacuità.
In effetti è più facile interloquire su delle minchiate assolute, si evitano forti contraddittori, non si deve perdere tempo a pensare.
Si/no/forse.
Insomma hai sempre il 33% di essere d'accordo, in disaccordo o  diretto potenzialmente verso uno dei due.
Uno dei modi più semplici per dire tutto senza dire mai davvero un cazzo.


lunedì 4 giugno 2012

Sincerità

Caro Gaspare,
hai ragione a pensare che non sia stata del tutto onesta, ma sappi che mi disturba ledere la sensibilità altrui.
Pertanto, quando hai cercato di baciarmi, approfittando di quello che pensavo essere un amichevole abbraccio, il fatto che abbia declinato quell'aspetto così confidenziale come un intreccio di lingue e batteri, avrebbe dovuto farti riflettere e non farti diventare insistente alquanto.
Che se non avessi avuto questa indisposizione a ferirti,  avrei potuto dichiararti apertamente quanto quell'attimo di unione tra le nostre labbra, sia rimasto indifferente all'emozione.
E non perchè sia rivestita dal ghiaccio di un cinismo sommerso che prende il largo tra la coscienza e la ragione, semmai perchè non sei riuscito a smuovere un bel niente, neppure uno dei pochi ormoni rimasti a farmi compagnia.
Questo avrei dovuto dirti, mentre offeso, cercavi di convincermi di quanto potesse essere importante quel momento che avevi deciso e premeditato ma che non  ha ottenuto riscontro alcuno.
Ho lenito quel diniego spalmandoti parole di circostanza.
Le solite, quelle delle canzoni, delle commedie, quelle che vincono sempre.
Le frasi fatte salvifiche.
Quelle a cui hai creduto.
O hai solo fatto finta.
Chissà.
Ma non importa, se son bastate a farti capire quello che c'era da capire e non.

Rolanda




giovedì 31 maggio 2012

Piange il telefono

WhatsApp, è quanto di meglio potessero inventare per lo scambio di sms gratuiti.
Ma, come tutte le cose belle, ha il suo lato negativo.
Quando sei in ambiente tranquillo e protetto, è molto facile comporre un messaggio ma mentre stai guidando, nonostante la tecnologia swype, il t9, i cazzi e i mazzi, il risultato potrebbe essere quello che sto per introdurre.
Mentre rientravo da lavoro, un'amica mi manda un messaggio nel quale mi chiede se ho voglia di aggregarmi ad una cine serata.
La mia risposta voleva essere "no, grazie stasera non esco"
Dopo aver composto il no, ho schiacciato erroneamente enter ed è partito.
Perentorio e definitivo.
Resami conto che a) non è da me, b)  avessi appena fatto una figura di merda, ho cercato d'inviarne immediatamente uno successivo che avrebbe dovuto citare "ahahah mi è partito prima che potessi concluderlo" e che invece è andato via  come "ahahah mi è partito prima di coccodrillo".
Piangendo dal ridere e procedendo a zigzag lungo i corsi torinesi, mi è sembrato opportuno chiamarla e chiarire.
Così ci siamo fatte una bella risata collettiva.
Io continuo, che basta poco per farmi divertire.
E ora vado a togliermi i rivoli di mascara dalla faccia.



mercoledì 30 maggio 2012

Personalità

Le mie personalità multiple, si sono riunite in un sabba.
Una è triste, l'altra isterica, una è felice, l'altra ancora, indifferente.
La riunione si presenta interessante.
Ciononostante, nessuna riesce a convincere l'altra a prendere una posizione o cambiare la propria.
"Pensavo alla follia, all'interesse che è capace di destare"
"Dipende. La mia non lo è abbastanza e poi, quantomeno, non la ostento"
"E che ne sai?"
"Ma che cazzo ve ne frega? Vivete e lasciate vivere"
"E' che vogliamo tutti fare gli psicologi di sta minchia, scovare, cercare, giustificare comportamenti."
"Ma non è vero!"
"Si che lo è"
"Sai una cosa? La dovresti smettere di cercare sempre una ragione. A volte, non c'è, non esiste, o se c'è è talmente lontana dal tuo vissuto e dal tuo vivere che non potrai mai farla tua"
"Questo non toglie il fatto che mi girino i coglioni a mille"
"E' un problema tuo"
"Fai come me che me ne fotto"
"Sai che c'è? Mi avete rotto il cazzo!"
"Devi sempre fare la contessa tu eh?!"
"Se non ti piace come parlo non ascoltarmi e vaffanculo"
"Vaffanculo anche a te"
"Anche a te"
"E a te"

 

martedì 29 maggio 2012

Fammi crescere i denti davanti

Tutte le volte in cui c'è qualche riunione di famiglia, chiunque sia presente, che sia un repeter o un nuovo adepto, ogni volta in cui si parla di me, mi si presenta come quella che da piccola "era pestifera, ma era tanto bella".
Che, dico, non è che sia tanto lusinghiero, è come dire che da grande uno non abbia rispettato le aspettative.
Vero è che pestifera lo fossi davvero e che ne combinassi di ogni e, nonostante lo meritassi, quella santa donna di mia madre sia riuscita a non appendermi mai al muro.
Ma è anche vero che ero bella, tanto che mi chiamavano a fare le sfilate di moda per bambini.
Ora, tutto questo, è stato ed è  più volte ribadito e reiterato ad ogni incontro.
Che poi, le persone s'imbarazzano e si sentono in dovere di  aggiungere che ho conservato i pregi e disperso i difetti.
In realtà non è vero, ma loro mica lo sanno.
E non è mica facile capire quanta verità ci sia in quella frase di cortesia, immancabile dal momento che tutto ciò avvenga in mia presenza e che una pezza a colori, bisogna pure mettercela.
Così, ogni santa volta, indosso il mio miglior sorriso di circostanza e vago alla ricerca di un pertugio nel quale imboscarmi e sparire.
Ed è uno degli ottimi motivi per i quali, se posso, evito di circondarmi di parenti.
Perchè io sarò stata una peste bellerrima, ma loro sono rimasti serpenti fino al midollo.




 

sabato 26 maggio 2012

A horse with no name

Quando ero piccola, pensavo che disegnare fosse facile.
Bastava imprimere nella mente la figura della cosa, dell'animale o della persona che avrei voluto ribaltare su carta e lasciare che la matita facesse il resto.
Per quanto nel mio immaginario le figure fossero perfette, i risultati facevano sempre, indiscutibilmente, cagare.
Dopo diversi tentativi capii che non sarei potuta andare oltre la faccia di Pippo, quello della Disney per intenderci, oltretutto in bianco e nero, che pure a colorare ero una frana.
Questo non mi ha fatto desistere dal ritentare.
L'esperimento è andato oltre le aspettative.
Così, l'altro giorno, mentre tornavo a casa, mi sono imbattuta in uno di quei cartelloni pubblicitari enormi sul quale c'era la solita modella figona con un trucco agli occhi pazzesco e bellissimo.
L'ho guardato attentamente imprimendolo nella memoria.
Appena giunta a casa, armata di tutta la buona volontà e dall'intenzione di fare la femminona almeno per un giorno, ho tentato di riprodurre su di me quella meraviglia.
Dopo aver fatto fuori mezzo chilo di ombretti e matite, per avere un'idea del risultato con gli occhi di chi guarda, mi sono fatta un autoscatto ad occhi chiusi.
Quando ho aperto l'immagine, mi è preso un accidenti.
Sembravo un  pagliaccio morto.
Ho cancellato la foto con un click e il trucco con grandi dosi di struccante.
Mi sono arresa all'evidenza del fatto che ci sono cose che vanno evitate accuratamente, non foss'altro perchè ad una certa età,  i colpi al cuore possono risultare fatali.


(a horse with no name - america)

venerdì 25 maggio 2012

Ci vorrebbe un amico


Cara Anna,
vedi, io apro il cuore alle persone.
Tutto il mio cuore.
Perchè mi piace credere che l'onestà sia ancora un valore aggiunto.
Ed il mio cuore si riempie di amarezza quando qualcuno ci gioca.
Non sono perfetta.
Se lo fossi stata non ti avrei permesso di arrivare a me.
Come non avrei permesso  ad altri di ferirmi.
La rigidità è il mio modo di difendermi, la mia chiusura il paradosso all'apertura iniziale.
Perchè ci tenevo a te, ho creduto in te.
Quindi, perdonami se non riesco a perdonarti.

Alessandra

giovedì 24 maggio 2012

Every little thing she does is magic

Ora, è ovvio che non tutti quelli che si nascondono dietro ad un monitor, siano quello che dicono di essere.
Che è così facile inventarsi una vita, magari quella che non abbiamo mai avuto e trasporla dentro un foglio virtuale.
Il difficile viene dopo, quando vien l'obbligo di continuare a mantenere gli standard di una vita che non esiste.
Ci va memoria, capacità di scindere il vissuto dal narrato.
Io lo so.
Tempo fa, tentai  un esperimento letterario.
Aprii un blog e narrai una storia.
Non dissi a nessuno chi ci fosse dietro, per evitare di fuorviare chi commentava.
Volevo che le persone potessero esprimersi liberamente senza farsi influenzare dalla conoscenza.
Ero perfino riuscita a stare sul cazzo ad una mia cara amica.
Un successo.
Fino a quando qualcuno scoprì chi c'era dietro (vero) (o forse lo dichiarai, non ricordo)  qualcun'altro pensò di riconoscersi dentro i personaggi (falso) ed altri ancora affermarono che si trattasse della mia vita romanzata (falsissimo).
Insomma, per evitare travasi di bile, dovetti chiuderlo.
Tutto questo per dire che, quando t'inventi una vita, ogni volta che vai avanti, devi rileggere tutto quello che c'è indietro per non incorrere in errori.
Un lavoraccio, credetemi.
A meno che uno non soffra di personalità multiple.
Allora sei agevolato dal fatto che ognuna delle tue vite è una vita a sè.
Ma se non c'è un intento o una patologia, che senso ha far credere di essere quello che non si è?



martedì 22 maggio 2012

Pride (in the name of love)

Ha ragione chi dice che dio non ha nulla a che fare con tutto quello che è successo nell'ultimo week end.
Perchè se esistesse e quindi avesse a che farne, sarebbe cattivo, crudele.
Ma la cattiveria e la crudeltà sono insite nelle cose umane, terrene.
Tutto ciò, non rientra nella fattispecie della morte per  evento naturale che nulla ha a che fare con gli uomini o il loro libero arbitrio.
Perchè quando insorgi e sostieni che se dio esistesse non permetterebbe mai simili storture, la massa credente  insorge a sua volta declamando la parola solo tramandata e mai udita, secondo la quale dio avrebbe fatto nascere l'uomo libero di decidere e di scegliere.
Poniamo che sia vero.
Questo presupporrebbe che una persona al di sopra di tutti gli altri, abbia deliberatamente assistito per millenni, senza mai intervenire, a guerre, distruzioni, carestie.
Ha lasciato che in suo nome avvenissero stragi e continua senza muovere un dito a guardare la morte di bambini, di innocenti, lasciando magari che dittatori e assassini muoiano di morte naturale.
Lascia che i mari devastino intere popolazioni e che la terra ingoi tutto quello che trova quando decide di scrollarsi.
Guarda, incapace di fare altro.
Allora, cos'ha più di me?

(pride in the name of love - u2)

sabato 19 maggio 2012

...

Non trovo le giuste parole che possano esprimere la massa ribollente di emozioni che scuote quanto di più inacessibile è in me. Non trovo nulla che possa aderire dando una forma comprensibile: ogni pensiero mi sembra un avvoltoio che voglia lisciarsi le piume mostrando la propria inequivocabile compartecipazione. Il dolore non mi può appartenere, è come se saccheggiassi un tempio dove le persone a te care ora piangono e cercono conforto, soffocando la rabbia, tenendola sotto una soglia d'incoscienza. E' così facile morire. E' così facile uccidere, è ancora più semplice nascondersi dietro l'anonimato di una bomba e continuare ad assecondare i propri istinti, come se niente fosse, come se non fossi tu, o foste voi, l'autore o i colpevoli di un efferato delitto. E quella rabbia soffocata ora da un sentimento enorme, inconsolabile, dei famigliari, delle amiche, quella rabbia e desiderio di vendetta divampa in me, vigliacco figlio di puttana, divampa in me, e forse capiresti quanto sia semplice morire, se ti avessi innanzi, e quanto sia sacro, imprescindibilmente sacro, il lieve miracolo della vita. Vigliacco figlio di puttana, accenderei di mio pugno la miccia che divorandoti le carni facesse esplodere quel tuo cuore indegno del miracolo, unico e improrogabile, che la natura ci ha donato.


Rubato qui

giovedì 17 maggio 2012

Le cose in comune

Ma com'è davvero Amour?
  • ha conseguito un attestato di frequenza con profitto presso l'unione scaricatori di porto riuniti.
  • ha una percentuale di diplomazia di poco superiore all'1%
  • è stonata come una campana ma canta con tutta la voce che ha (e, credetemi, è parecchia)
  • dice tutto quello che pensa perchè si scorda di contare prima fino a 10
  • conseguentemente, è un'impulsiva compulsiva
  • solitamente non porta rancore a meno che non la feriscano nelle sue debolezze
  • non porta i tacchi per evidente, oggettiva incapacità
  • si mangia le unghie, poi smette, poi se le rimangia
  • sa parcheggiare con due manovre in posti improbabili
  • quando c'ha l'incazzo sembra abbia un cartello sulla fronte sul quale c'è scritto "lasciatemi perdere"
  • fa la faiga ma è di una timidezza disarmante
  • ha "due palle così" che le permettono di risollevarsi da qualsivoglia tragica situazione
  • non le piace ostentare
  • parla e si confronta con piacere
  • porta l'orologio a destra, ma non è mancina
(le cose in comune - daniele silvestri)